Il Consulente Tecnico d’Ufficio nel processo tributario: la Commissione Tributaria può rivolgersi a un C.T.U per acquisire particolari o complesse cognizione tecnico-scientifiche

di Ignazio Buscema

Pubblicato il 7 aprile 2015

anche il giudice tributario può avvalersi dello strumento della consulenza tecnica d'ufficio, nel caso il processo lo richieda; analizziamo come va gestita in modo pratico la consulenza tecnica d'ufficio nella particolare procedura processuale tributaria; esaminiamo: natura giuridica e responsabilità del CTU, aspetti procedurali, nomina del CTU, consulente di parte, determinazione e liquidazione del compenso, pagamento del compenso del CTU, contestazioni, impugnazione del provvedimento di liquidazione del compenso, FACSIMILE

La consulenza tecnica d’ufficio

Il giudice tributario può avvalersi1 dello strumento della consulenza tecnica d’ufficio ex art. 7, comma 2, del Decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.

L’art. 7 del D.Lgs. n. 546 del 1992 condiziona la possibilità per il giudice tributario di avvalersi della consulenza tecnica alla necessità di “acquisire elementi conoscitivi di particolare complessità”; in ambito civilistico l’art. 61 c.p.c. più genericamenteconsente al giudice di avvalersi di uno o più consulenti “quando è necessario. E’ consentito, quindi , l’impiego da parte del giudice tributario della consulenza tecnica al fine di esaminare registri e documenti contabili, a condizione che ricorrano questioni tecniche di particolare complessità. La consulenza tecnica non può essere impiegata dal giudice per supplire alla carenze istruttorie2 delle parti processuali; il giudice non può avvalersene per risolvere questioni di diritto ancorché complesse e concernenti settori specialistici delle discipline giuridiche.3

Il processo tributario dà alla CT il potere di rivolgersi a un consulente tecnico d'ufficio anche in aggiunta4 e in integrazione ai poteri previsti dall'articolo 7 del D.Lgs. n. 546/1992, per acquisire particolari o complesse cognizione tecnico-scientifiche (si pensi alla perizia su documenti asseriti falsi; si pensi all'applicazione di regole contabili).

Rispetto alle relazioni tecniche delle quali sono investite organi pubblici tecnici (e tra questi la guardia di finanza), la consulenza tecnica ha il pregio di non promanare da organi incardinati o collegati alla parte resistente essendo il consulente un organo indipendente rispetto alle parti

La consulenza può essere disposta purché sia utile per la pronuncia finale (rilevante) e pertanto la nomina del consulente tecnico richiede valide ragioni.

L'acquisizione della consulenza tecnica attiene alla fase istruttoria mentre la sua valutazione appartiene alla fase decisoria.

Una volta spiegato il mezzo, deve ritenersi viziata di carenza di motivazione la determinazione della Commissione tributaria di ridurre il valore imponibile (es. di un'area fabbricabile) disattendendo apoditticamente le valutazioni espresse dal consulente tecnico d'ufficio (Cass. civ., sez. V sent., 23 luglio 2008, n. 20256). Per cui nel momento squisitamente decisorio la Commissione è si in grado di discostarsi in tutto o in parte dalle determinazioni del consulente (non dimentichiamoci che il giudice è peritus peritorum, ma tale deviazione deve essere presa in base a un’argomentazione logico-giuridica che razionalmente e motivatamente argomenti circa la non piena attendibilità della determinazione peritale).


Natura giuridica e responsabilità

La consulenza tecnica d’ufficio non è un mezzo di prova bensì uno strumento di ausilio alla formazione del patrimonio conoscitivo su cui può basarsi la decisione del Giudice5 Il CTU per lo svolgimento delle sue funzioni presta giuramento, assume la qualifica di pubblico ufficiale ed è responsabile civilmente e penalmente per le violazioni eventualmente commesse durante lo svolgimento dei compiti che gli sono stati assegnati, così come emerge dal combinato disposto degli articoli 6413 e 19314 del codice di procedura civile.


Aspetti procedurali

Per gli aspetti procedurali dell ‘istituto de quo occorre fare ausilio dei principi statuiti dal codice di procedura civile, in virtù del richiamo operato dall’art. 1, c. 2, del d.lgs. n. 546 del 19926.

Il codice di procedura civile configura la consulenza tecnica agli articoli da 61 a 64del capo III (Del consulente tecnico, del custode e degli altri ausiliari del giudice) del libro I e agli articoli da 191 a 201 della sezione III (Della nomina e delle indagini delconsulente tecnico) del libro II.

Delle disposizioni del codice di procedura civile, non trovano applicazione quelle recate agli articoli 199 e 200 c.p.c., relative alla possibilità per il CTU di esperire un tentativo di conciliazione, trattandosi di iniziativa non prevista in ambito tributario dall’art. 48 del d.lgs. n. 546 del 1992.


Nomina del CTU

Sotto il profilo squisitamente del rito, la CT nomina o sostituisce il consulente tecnico, fissa e proroga il termine per il deposito delle relazioni, mediante ordinanza; tramite decreto liquida i compensi spettanti al consulente. La consulenza tecnica è disposta dal giudice tributario con ordinanza emessa al termine dell’udienza fissata per la trattazione della controversia. Sussiste ai sensi degli articoli 63 e 192 c.p.c. la possibilità per il consulente di astenersi dall’incarico conferitogli, qualora ricorra un giusto motivo e, inoltre, la possibilità che venga ricusato dalle parti. Trattasi di un potere proprio del Collegio, non rientrando fra quelli del Presidente della Commissione o della Sezione, i cui ambiti di attribuzioni sono delineati dal d.lgs. n. 546 del 1992.

La scelta dei consulenti tecnici, secondo quanto prescritto dall’art. 61 c.p.c, deve essere fatta tra le persone iscritte in un albo speciale. La scelta deve ricadere sui professionisti iscritti nell’apposito albo presso il circondario del Tribunale in cui ha sede la Commissione tributaria regionale o provinciale7. Il giudice tributario ha il potere di disporre consulenzatecnica d'ufficio e del pari, ove ritenuto necessario, di richiamare il consulente a chiarimenti ovvero di rinnovare la consulenzaperitale (Cass. civ. Sez. V, 29-11-2013, n. 26741). Gli articoli 191 e 195 c.p.c. prevedono che l’ordinanza di nomina deve essere comunicata alle parti e al consulente designato a cura della segreteria8.

Il giudice, inoltre, nell’ambito della suddetta ordinanza formula apposito quesito al perito, fissa l’udienza in cui deve comparire e il termine entro il quale deve trasmettere alle parti la relazione peritale. Inoltre, è previsto che con la medesima ordinanza il giudice stabilisce anche il termine entro cui le parti possono fare osservazioni direttamente al CTU e il termine entro il quale il perito deve depositare la relazione corredata da una sintetica valutazione delle eventuali osservazioni formulate dalle parti.

Dopo l'accettazione dell'incarico e dopo il giuramento, il consulente deposita una relazione scritta che specifica la ricostruzione storica e la valutazione dei fatti analizzati, i chiarimenti, aventi valore indiziario, raccolti ai sensi dell'articolo 194 del codice di procedura civile. Le conclusioni del consulente si devono basare su cognizioni scientifiche dotate di probabilità e non devono esprimere valutazioni giuridiche concernenti il merito della causa. Le parti devono essere messe in grado di conoscere lo svolgimento della consulenza e di interloquire con il consulente stesso; pertanto, nello svolgimento della propria attività il consulente tecnico deve osservare il principio del contraddittorio9. Le parti possono intervenire alle operazioni peritali, anche per mezzo dei propri consulenti tecnici dopo aver ricevuto tramite raccomandata la comunicazione della data d'inizio delle operazioni stesse.

 

Consulente di parte

Le parti possono quindi farsi assistere da un consulente di parte da utilizzare per la contro relazione rispetto alla consulenza del consulente tecnico nominato dalla Commissione tributaria. Il consulente di parte assiste alle operazioni del consulente tecnico d'ufficio e partecipa all'udienza. I consulenti tecnici di parte hanno il compito di assistere a tutte le indagini ed operazioni che compie il consulente d'ufficio e di partecipare alle udienze tutte le volte in cui interviene il consulente d'ufficio, con facoltà di dichiarare e svolgere le loro osservazioni sui risultati delle indagini tecniche nell'interesse delle rispettive parti. I consulenti di parte, inoltre, nell'interesse della parte e con l'autorizzazione del giudice, possono depositare una propria relazione scritta al fine di svolgere le proprie osservazioni tecniche ed eventualmente contestare le argomentazioni del consulente tecnico d'ufficio. In ogni caso le consulenze di parte non sono elementi di prova bensì mere opinioni sulle questioni controverse (Cass., sez. I, 28 luglio 1989, n. 3527; Cass., sez. II, 11 giugno 1986, n. 3864).

Si tratta di mere allegazioni sicché il giudice non è tenuto a motivare il proprio dissenso dai rilievi che contengono, specie quando pone a base del suo convincimento osservazioni incompatibili con gli stessi (Cass., 6 dicembre 1979, n. 6357). Quanto alla nomina del consulente di parte si evidenzia che l'art. 201 c.p.c., al quale si rinvia in assenza di una disciplina specifica in ambito tributario, stabilisce che il giudice, con l'ordinanza di nomina del consulente d'ufficio, assegna alle parti un term