Deposito IVA: un vantaggio finanziario per gli operatori

di Maria Benedetto

Pubblicato il 17 aprile 2015

una guida alla gestione dei beni in regime di 'deposito IVA' e alle modalità di calcolo dell'imposta: beni che possono e che non possono essere introdotti in un deposito IVA, gestione dei depositi, acquisti e cessioni intracomunitarie, immissioni in libera pratica, operazioni effettuate senza il pagamento dell’IVA, estrazione beni dal deposito, gli adempimenti contabili, cali merce, esempio pratico

 

Il deposito IVA è un deposito fisico non un regime fiscale destinato alla custodia dei beni nazionali e comunitari ed extracomunitari – previa “immissione in libera pratica – non destinati alla vendita al minuto nei locali medesimi.

L’istituto del deposito IVA consente, a chi vi ricorre, di operare in sospensione di imposta e di assolvere l’IVA commisurata al valore delle merci esclusivamente all’atto dell’estrazione dei beni. Con la Circ. n. 12/E del 24.03.2015, l’Agenzia delle Entrate fa il punto sulle regole dettate in merito ai depositi doganali identificando i beni depositabili, le operazioni agevolate le modalità di ingresso ed estrazione dei beni dal deposito, anche nel caso di commercializzazione nel nostro Paese, e il calcolo dell’imponibile “sensibile” ai cali di merce.

Gli effetti fiscali del deposito IVA sono ammessi anche senza il transito fisico delle merci solo per i beni “fuori magazzino” che devono essere lavorati. In tutti gli altri casi, la merce deve entrare fisicamente nel deposito per beneficiare della disciplina agevolata.

 

Definizioni secondo il Fisco

Un deposito Iva è un luogo fisico, situato all’interno del territorio italiano, nel quale la merce è introdotta, sosta ed esce e può beneficiare di determinate agevolazioni dal punto di vista IVA.

L’art. 50 bis del D.L. 331/93 disciplina le modalità di utilizzo ed i requisiti necessari per poterlo mettere in atto.

Il deposito IVA ha come obiettivo differire il pagamento dell’IVA in quanto l’assolvimento della stessa si ha non nel momento in cui i beni sono introdotti nel deposito ma nel momento in cui vengono estratti. In sostanza, i depositi IVA sono luoghi destinati a facilitare la movimentazione e la custodia dei beni oggetto dei traffici intracomunitari nei quali tutte le operazioni avvengono senza il pagamento dell’IVA.

Gli effetti fiscali del deposito Iva sono ammessi anche senza transito fisico delle merci solo per i beni “fuori magazzino” che devono essere lavorati. In tutti gli altri casi, la merce deve entrare fisicamente nel deposito per beneficiare della disciplina agevolata.

Nel deposito IVA possono essere introdotti beni nazionali e comunitari. Pertanto i beni extracomunitari potranno essere inseriti all’interno di un deposito IVA solo dopo essere stati immessi in libera pratica e pagato i dazi doganali.

Rientrano tra i depositi IVA anche quelli già autorizzati dall’autorità doganale, come per esempio i magazzini generali, i depositi franchi e i punti franchi gestiti dalle imprese autorizzate, i depositi fiscali per i prodotti soggetti ad accisa, i depositi doganali, compresi quelli per la custodia e la lavorazione di lane.

Secondo quanto stabilito dall’art. 50 – bis del D.L. n. 331/1993, possono o non possono essere introdotti nel deposito IVA i seguenti beni:

  1. Beni che possono essere introdotti in un deposito IVA

  • Beni nazionali (ossia quelli prodotti in Italia o immessi in consumo in Paesi Extra UE) e comunitari, purchè questi non siano destinati alla vendita al minuto durante la loro giacenza nel deposito;

  • Materie prime trattate nelle “borse merci” (indicate nella Tabella A – bis allegata al D.L. n. 331/1993);

  • Beni non comunitari preventivamente immessi in libera pratica con il pagamento dell’eventua