Lo studio associato paga sempre l'IRAP

Con la sentenza n. 25313 del 28 novembre 2014 (ud. 28 marzo 2014) la Corte di Cassazione ha confermato che lo studio associato (nel caso di specie legale) è soggetto Irap.

La controversia
La controversia giunge in cassazione a seguito del ricorso dell’Amministrazione finanziaria che ha impugnato la sentenza della CTR dell’Emilia-Romagna, la quale, accogliendo l’appello di uno Studio Legale, associazione professionale fra avvocati, ne ha riconosciuto il diritto al rimborso dell’IRAP versata per gli anni dal 2001 al 2004, “essendo risultato dagli atti e documenti prodotti che nell’ambito dell’associazione professionale ricorrente i due avvocati associati esercitavano la propria attività professionale senza ausilio di personale e con il supporto di mezzi di uso comune e corrente, in assenza dei quali sarebbe oggi impossibile esercitare un’attività autonoma, ed impiegando beni strumentali di limitate dimensioni. Nè l’esercizio professionale mediante associazione, evocante un minimo di organizzazione induceva, secondo il giudice d’appello, a diversa soluzione, dovendosi comunque esaminare caso per caso se ricorra il requisito dell’attività autonomamente organizzata, non ravvisatile nella specie”.

La sentenza
In materia di IRAP, infatti, l’esercizio in forma associata di una professione liberale rientra nell’ipotesi regolata dal D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 1, c. 1, lett. c, secondo cui sono soggette all’imposta “le società semplici e quelle ad esse equiparate a norma dell’art. 5, comma 3, del tuir esercenti arti e professioni di cui all’art. 49, comma 1, del medesimo t.u.”, e costituisce quindi presupposto d’imposta in base alla seconda parte del medesimo D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2, c. 1, a tenore del quale “l’attività esercitata dalle società e dagli enti, compresi gli organi e le amministrazioni dello Stato, costituisce in ogni caso presupposto di imposta”. Pertanto, osserva la Corte, occorre “prescindere completamente dal requisito dell’autonoma organizzazione (Cass. n. 16784 del 2010)”.

Brevi considerazioni
La sentenza che si annota si pone su un solco ormai consolidato. Indichiamo, quindi, una serie di sentenze che vanno valutate prima di intraprendere un contenzioso.

Per gli studi di ingegneria, con ordinanza n. 16337 del 26 luglio 2011 dell’8 giugno 2011, la Corte di Cassazione ha confermato l’assoggettabilità ad Irap degli studi associati, atteso che l’associazione “è uno strumento non solo per consentire il lavoro del professionista ma anche per potenziarne la capacità, e lo studio associato è qualcosa di più rispetto al mero esercizio di attività professionale. Non struttura di mero supporto … ma una struttura organizzata, di cui il professionista si avvantaggia”. La Corte richiama dei precedenti secondo cui: “Qualora il professionista (nella specie, commercialista) sia inserito in uno studio associato, sebbene svolga anche una distinta e separata attività professionale, diversa da quella svolta in forma associata, è tenuto a dimostrare, al fine di sottrarsi all’applicazione dell’Irap, di non fruire dei benefici organizzativi recati dalla sua adesione alla detta associazione che, proprio in ragione della sua forma collettiva, normalmente fa conseguire ai suoi aderenti vantaggi organizzativi e incrementativi della ricchezza prodotta (ad es. le sostituzioni in attività – materiali e professionali – da parte di colleghi di studio; l’utilizzazione di una segreteria o di locali di lavoro comuni; la possibilità di conferenze e colloqui professionali o altre attività allargate; l’utilizzazione di servizi collettivi e quant’altro caratterizzi l’attività svolta in associazione professionale)” (Cassazione civile, sez. trib., 10 luglio 2008, n. 19138; negli stessi termini …

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