La trasformazione dell'eccedenza ACE in credito d'imposta IRAP

L’art.19 del D.L. 91/2014 (Decreto Competitività) introduce un’agevolazione rivolta alle società che si quotano in mercati regolamentati italiani, di Paesi UE o di Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo. In base a quanto stabilito dal Decreto competitività, la quotazione in Borsa permetterà alle società di beneficiare di un potenziamento dell’incentivo denominato “ACE” (Aiuto alla crescita economica) introdotta con il D.L. 201/2011 e avente come destinatari le società che aumentano il patrimonio con utili accantonati a riserva o conferimenti in denaro.
L’agevolazione consiste in una maggiorazione del 40% della variazione in aumento del capitale proprio per le società di cui sopra ed opera nel periodo d’imposta in cui avviene l’ammissione alla quotazione e per i due successivi. L’ aumento non è automatico ma è subordinato a una preventiva autorizzazione della Commissione Europea.
La maggiorazione non opera per la base ACE accumulata negli esercizi precedenti.
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Il Decreto 91/2014 introduce un miglioramento della disciplina ACE per tutte le società di persone e di capitali. Infatti, il cd “Decreto Competitività” (art. 19, DL 91/2014), ha introdotto la possibilità, “a regime”, per la generalità dei soggetti d’impresa di fruire, ai fini Irap, di un credito d’imposta commisurato all’eccedenza di ACE non utilizzata nel periodo d’imposta per incapienza del reddito complessivo netto in luogo del riporto ai periodi d’imposta successivi.
La deduzione ACE non può eccedere il reddito complessivo netto, e l’eventuale eccedenza è riportabile nei successivi periodi d’imposta senza alcun limite temporale e quantitativo.
La deduzione dal reddito complessivo, al netto di eventuali perdite pregresse, non può generare una perdita o una maggiore perdita fiscale dell’esercizio. Di conseguenza l’eccedenza ACE può essere, alternativamente:
– riportata ai successivi periodi d’imposta
– o “trasformata” in un credito d’imposta.
L’ eventuale eccedenza ACE non utilizzata nel periodo d’imposta se è dovuta ad incapienza del reddito complessivo netto è facilmente riportabile senza problemi nei periodi d’imposta successivi. In caso contrario, vale a dire se non è dovuta ad incapienza il mancato utilizzo comporta la perdita della deduzione, con conseguente impossibilità di riporto.
L’ art. 19 c. 1 lett. b) del DL 91/2014 esprime chiaramente che: ”la parte del rendimento nozionale che supera il reddito complessivo netto dichiarato è computata in aumento dell’importo deducibile dal reddito dei periodi d’imposta successivi….”. Pertanto, al fine di determinare la misura del credito d’imposta occorre applicare all’eccedenza ACE non utilizzata per incapienza del reddito complessivo le ordinarie aliquote d’imposta (cui agli artt. 11 e 77 TUIR).
In particolare: i soggetti IRES applicano l’aliquota del 27,5% all’eccedenza ACE, per la quale rinunciano, ovviamente , al riporto a nuovo, optando per il regime del credito d’imposta; i soggetti IRPEF applicano le aliquote corrispondenti agli ordinari scaglioni di reddito previsti ai fini del calcolo dell’imposta. Quindi, in definitiva si ritiene che il contribuente possa scegliere: la non “trasformazione” totale del l’intero ammontare dell’eccedenza ACE ma solo una parte della stessa, riportando la rimanente eccedenza ai periodi d’imposta successivi. L’utilizzo del credito per periodi d’imposta successivi va ripartito in 5 quote annuali di pari importo e va utilizzato in diminuzione dell’IRAP dovuta in ciascun esercizio. La possibilità di “trasformare…

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