La produzione di documenti durante il processo, dopo la fase amministrativa

Il contribuente aveva proposto ricorso avverso due avvisi di accertamento, mettendo in dubbio la legittimità delle modalità di accertamento adottate dall’Amministrazione Finanziaria.
Nel caso di specie, in particolare:

la società aveva omesso di presentare la dichiarazione;

all’omissione della dichiarazione seguiva dunque la possibilità per l’Ufficio di procedere ad accertamento induttivo, avvalendosi di presunzioni semplici non assistite dai requisiti di gravità, precisione e concordanza ex art. 2729 c.c.;

la società, peraltro, in sede di contraddittorio pre accertamento, non aveva prodotto la documentazione richiestale dall’Ufficio al fine di acquisire eventuali giustificazioni in ordine ad eventuali motivi di recupero di minori imposte rispetto a quelle emergenti dai criteri utilizzati in sede accertativa.

Il ricorrente, dunque, contestava la debenza dell’imposta accertata, sulla base delle seguenti argomentazioni:

l’accertamento sarebbe stato illegittimo per difetto di motivazione, in quanto il riferimento a medie di settore non era sufficiente a descrivere l’iter logico giuridico della pretesa;

l’accertamento sarebbe stato comunque illegittimo per violazione del principio dell’onere probatorio.

Nel merito poi sosteneva che:
a) l’ufficio non aveva indicato la fonte delle percentuali di redditività utilizzate;
b) le sole medie di settore non potevano legittimare un accertamento, non assurgendo nemmeno a presunzioni, ma essendo semplici estrapolazioni statistiche;
c) negli anni in contestazione vi erano stati eventi “extra gestione” che giustificavano un minor reddito rispetto a quello accertato;
Infine comunque il ricorrente sosteneva che tutta la colpa (della omessa dichiarazione, della mancata presentazione della documentazione richiesta etc etc) non era stata della società, ma solo del professionista che gli teneva la contabilità e quindi l’inadempimento tributario era dovuto a causa a lui non imputabile. Per tale motivo chiedeva che almeno non gli fossero applicate le sanzioni.
L’Ufficio contestava tali argomentazioni e dopo aver evidenziato che nelle ipotesi di omessa presentazione della dichiarazione da parte del contribuente l’Amministrazione finanziaria è ammessa ad utilizzare qualsiasi elemento probatorio ai fini dell’accertamento induttivo del reddito, anche servendosi di presunzioni semplici prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, spettando al contribuente di assolvere l’onere di dedurre e provare i fatti impeditivi, modificativi o estintivi della pretesa tributaria, con riferimento in particolare alla utilizzabilità o meno in sede processuale dei documenti non prodotti in sede amministrativa a seguito di specifica richiesta, sosteneva che nel caso di specie, in realtà, la prova contraria che il contribuente avrebbe dovuto fornire non poteva neppure essere validamente presentata in sede contenziosa.
Come detto, infatti, il contribuente non aveva ottemperato alle richieste di documentazione fattegli dall’Ufficio in sede amministrativa e questo, come confermato in via consolidata dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, costituiva preclusione ad una successiva produzione in fase giudiziaria (come sorta di sanzione indiretta alle tecniche di ostacolo dell’azione accertativa).
Neppure la richiesta di esenzione da sanzioni per esclusiva responsabilità del professionista era del resto sostenibile.
A prescindere infatti dalle eventuali responsabilità penali o civilistiche, ciò di cui il contribuente era chiamato a rispondere era esclusivamente la responsabilità fiscale di quanto da lui dovuto a titolo di imposta per gli anni relativamente ai quali aveva omesso di presentare la dichiarazione.
Anche laddove fosse stata …

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