Il lavoratore autonomo paga le tasse per cassa: i casi degli incassi a mezzo assegno, vaglia cambiario, bonifico bancario

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 30 settembre 2014

la regola del TUIR è che il reddito da lavoro autonomo vada tassato secondo il principio di cassa: come si valutano gli incassi ricevuti mediante assegno e altri titoli di credito rispetto al principio di cassa?

Con la sentenza n. 17306 del 30 luglio 2014 (ud. 21 maggio 2014) la Corte di Cassazione ha confermato che "l'importo di fatture emesse dal professionista nell'anno d'imposta oggetto di accertamento da parte dell'Ufficio, ove sia comprovato dal contribuente che l'incasso è avvenuto in epoca ad esso successiva, non concorre alla determinazione del reddito da lavoro autonomo del professionista ai fini Irpef per l'anno oggetto di accertamento".

Nel caso in questione, afferma la Corte, che l'importo di alcune fatture è stato corrisposto al professionista con bonifici tutti emessi nel 2000.

Ne deriva che i redditi da lavoro autonomo vanno dichiarati secondo il principio di cassa e non di competenza (cfr. Cass. civ. sez. 5' 15 aprile 2011, n. 8626)”.



Nota

La sentenza emessa ci consente di soffermarci sull’argomento, affrontando anche alcune problematiche relative all’effettiva applicazione del principio di cassa.

Il reddito derivante dall'esercizio di arti e professioni è costituito dalla differenza tra l'ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo di imposta, anche sotto forma di partecipazione agli utili, equello delle spese sostenute nel periodo stesso nell'esercizio dell'arte o della professione, salvo deroghe specifiche.

I compensi sono computati al netto dei contributi previdenziali e assistenziali stabiliti dalla legge a carico del soggetto che li corrisponde.

Per esercizio di arti e professioni, sulla base di quanto indicato dall’art.53 del T.U. n. 917/86 “si intende l’esercizio per professione abituale, ancorchè non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diverse da quelle considerate nel capo VI” (esercizio di imprese commerciali), mentre per quanto previsto dall’art. 5, c. 1, del D.P.R. n. 633/72 “per esercizio di arti e professioni si intende l’esercizio per professione abituale, ancorchè non esclusiva, di attività di lavoro autonomo da parte di persone fisiche ovvero da parte di società semplici o di associazioni senza personalità giuridica costituita tra persone fisiche per l’esercizio in forma associata delle attività stesse”.

Per professione abituale si intende, quindi, l’attività continua e non occasionale, posta in essere attraverso una molteplicità di atti, tutti diretti ad un unico scopo.

Da tale formulazione legislativa (art. 54 del T.U.I.R.), invariata rispetto al previgente art. 50, emerge che:

  • la determinazione del reddito di lavoro autonomo deve avvenire sulla base del cosiddetto “principio di cassa”;

  • le spese sostenute devono sottostare al principio di inerenza, fermo restando l’obbligo di documentazione delle ste