Piano degli obiettivi: le linee di indirizzo, l’acquisizione dei pareri dei dirigenti e il concetto di economia di spesa del personale

L’amministrazione comunale si interroga sulla legittimità di atti di indirizzo contenuti nel Piano degli obiettivi, predisposti dal settore per la realizzazione delle attività richieste dall’amministrazione, in termini di mezzi finanziari e risorse umane necessarie alla loro realizzazione, qualora gli stessi siano privi dei pareri di regolarità tecnica e contabile. Inoltre, altro quesito conseguente all’atto di indirizzo, riguarda la possibilità di prevedere risorse aggiuntive per la remunerazione del personale, per le eventuali attività svolte al di fuori dell’orario di servizio. Solo questi due quesiti sono stati accolti, in risposta, dalla Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per la Basilicata, nella deliberazione n.79 depositata in data 15/05/2014.

LA NATURA GIURIDICA DEI PARERI TECNICO E CONTABILE
Il collegio contabile, rileva preliminarmente, come secondo un consolidato indirizzo giurisprudenziale del Giudice Amministrativo (da ultimo, Cons. St. sez. V, n. 1663/2014), i pareri (che l’art. 49 TUEL richiede espressamente per l’adozione delle deliberazioni comunali che non siano <mero atto di indirizzo>) non costituiscono requisiti di legittimità delle deliberazioni cui si riferiscono, in quanto sono preordinati all’individuazione sul piano formale, nei funzionari che li formulano, della responsabilità eventualmente in solido con i componenti degli organi politici in via amministrativa e contabile, così che la loro eventuale mancanza costituisce una mera irregolarità che non incide sulla legittimità e la validità delle deliberazioni stesse (Cons. St., sez. V, n. 5012/2009; sez. IV, n. 3888/2008). Ciò vale anche per il parere di regolarità contabile sugli atti programmatori, la cui omissione non incide sulla validità della deliberazione stessa, rappresentando al più una mera irregolarità (Cons. St., sez. IV, n. 351/2012). Da tale esame preliminare, ne discende che – il mancato rilascio dei pareri prescritti dall’art 49 del TUEL non avrebbe riflessi, comunque, sul piano della legittimità della delibera.
L’UTILIZZO DI MAGGIORI SPESE DEL PERSONALE
Chiarita la questione dei pareri, l’analisi del collegio contabile, si concentra sulla possibilità di utilizzare, nel caso di specie di “portare a compimento, nell’interesse della collettività amministrata, una serie di interventi in materia di lavori pubblici la cui realizzazione creerebbe occupazione delle forze lavorative a livello locali a sollievo della disoccupazione giovanile”, con conseguente finanziamento “di personale” – funzionale a remunerare una prestazione lavorativa finalizzata alla attivazione di un Piano di lavori pubblici – utilizzando risorse rivenienti da altre spese di personale non sostenute e qualificabili come economie di bilancio, e dalle risorse dell’art. 14, CCNL 1 aprile 1999, destinate alla retribuzione di lavoro svolto al di fuori del normale orario di servizio. In risposta al quesito il collegio contabile lucano rileva che:

l’art. 274 del Regolamento di contabilità generale dello Stato (R.D. n. 827/1924) stabilisce che costituiscono “economia di bilancio” la differenza tra la somma stanziata nei rispettivi capitoli di bilancio e la somma che forma oggetto di impegno, ai sensi dell’art. 273. In altre parole, gli stanziamenti, di competenza o di cassa, che a fine esercizio non sono stati, rispettivamente, impegnati o pagati e che non possono più essere utilizzati negli esercizi successivi perché non hanno dato luogo a “residui”, sono considerati “econome di spesa”;

i cc.dd. “residui di stanziamento” (o residui impropri), a dispetto del termine, non costituiscono veri e propri “residui” (passivi), dal …

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