Affidamento attività di riscossione dei tributi comunali a società in house

Il dubbio sorto ad un comune riguarda la possibilità di affidare il servizio di accertamento e riscossione dei tributi locali ad una società strumentale a capitale prevalentemente pubblico già esistente, stante le seguenti presupposti amministrativi:
a) preesistenza della società;
b) acquisizione di una quota del capitale sociale, seppure del tutto minoritaria, che renderebbe la società stessa una partecipata del Comune;
c) stipula di una convenzione ex art.30 d. lgs. n. 267/2000 con il Comune che detiene la maggioranza del capitale sociale di detta società e che ha da tempo affidato a quest’ultima tutte le attività di accertamento e riscossione delle entrate;
d) affidamento di attività in quantità contenuta sotto la soglia del 20% del bilancio societario, si da configurarsi quale “attività residuale” dell’intera attività societaria, così come affermato dalla giurisprudenza in sede di interpretazione dell’art. 13 del d.l. n. 223/2006 (Decreto Bersani) convertito dalla legge n.248 del 04.08.2006 circa l’attività “extra moenia”;
e) successiva stipula di contratto con la Società di che trattasi per l’affidamento del servizio di accertamento e riscossione dei tributi del comune.
La risposta al complesso requisito posto è stata esaminata dalla Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per la Liguria, nella deliberazione n.24 depositata in data 15/04/2015.

L’EVOLUZIONE NORMATIVA
Rileva, preliminarmente, il collegio contabile come gli Enti locali, avevano a disposizione le seguenti alternative:

affidamento del servizio di riscossione a società in house;

gestione diretta del servizio;

passaggio da un sistema di affidamento in concessione con attribuzione delle competenze all’Agenzia delle entrate, operante attraverso l’agente unico Equitalia S.p.A. e sue partecipate.

L’attribuzione delle competenze ad Equitalia Spa fanno riferimento alla disciplina di cui al comma 24 e ss. dell’articolo 3 del d.l. n. 203 del 2005, il quale nel riformare il sistema della riscossione ha previsto che le ex società concessionarie della riscossione avrebbero dovuto trasferire, in via totale o parziale, il proprio capitale sociale ad Equitalia S.p.a. o, in alternativa, scorporare il ramo d’azienda concernente le attività svolte in regime di concessione per conto degli enti locali, cedendolo a soggetti terzi, nonché alle società iscritte nell’apposito albo dei soggetti abilitati ad effettuare le attività di accertamento e riscossione dei tributi per gli enti locali. In quest’ultimo caso i cessionari del ramo d’azienda avrebbero potuto proseguire le attività di accertamento e riscossione di entrate locali purché avessero i requisiti per l’iscrizione al citato albo dei soggetti abilitati ad accertare e riscuotere le entrate locali.
La disciplina del passaggio ad Equitalia Spa è stato successivamente messo in discussione dal D.L. 70/2011 convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, dove è stato previsto che la società Equitalia Spa avrebbe cessato effettuare le attività di accertamento, liquidazione e riscossione, spontanea e coattiva, delle entrate, tributarie o patrimoniali, dei comuni e delle società da essi partecipate. Tuttavia, successivamente sono avvenute le seguenti proroghe legislative:

D.L. 201/2011, convertito in legge n.214/2011, che prorogava il termine al 31/12/2012;

D.L. 35/2013, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64, che ha spostato il citato termine al 31 dicembre 2013;

Legge n. 147 del 2013 che ha ancora protratto il termine al 31 dicembre 2014.

PRESUPPOSTI PER L’AFFIDAMENTO A SOCIETA’ IN HOUSE
Una volta ricostruito il quadro giuridico di riferimento, il collegio contabile evidenzia come …

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