Le cessioni all’esportazione “franco valuta”, merci stoccate presso controllata estera

Con istanza di interpello ex art. 11 della legge n. 212/2000 (Statuto del Contribuente), una società ha chiesto all’Agenzia delle Entrate se le merci esportate in regime cd. “franco valuta” e stoccate presso i locali della propria controllata estera, per essere successivamente cedute a controparte in forza di un impegno contrattualmente vincolante assunto ab origine dalle stesse, possano integrare una cessione all’esportazione non imponibile ex art. 8, comma 1 del DPR n. 633/1972 all’atto del trasferimento della proprietà dei beni al cliente. Inoltre, è stato richiesto in quale momento tali cessioni all’esportazione concorrano a formare il plafond di cui all’art. 8, c. 2 del DPR n. 633/1972.

Come si vedrà di seguito, l’Agenzia delle Entrate ha confermato la tesi della società precisando che l’operazione de qua si perfeziona ai fini IVA con il trasferimento della proprietà delle merci all’atto del prelievo delle stesse dal deposito per la consegna al cliente estero e, pertanto, concorre alla formazione del plafond solo a partire da questo momento.

 

  1. Il caso.

Una società italiana ha in corso una trattativa commerciale con una società statunitense (di seguito anche “la Controparte”) per fornire in esclusiva propri prodotti secondo volumi di vendita preventivamente concordati. I beni oggetto della fornitura, realizzati sulla base di disegni appositamente progettati per la Controparte, contrattualmente non possono essere venduti a terzi. Inoltre Controparte richiede, a garanzia della tempistica di approvvigionamento, che la merce prodotta in Italia, per suo conto, venga stoccata negli Stati Uniti; in caso contrario, infatti, il tempo tecnico intercorrente tra l’invio dell’ordine e la spedizione della merce dall’Italia potrebbe mettere a rischio la continuità della linea produttiva, con ingenti costi di fermo macchina.

Al fine di venire incontro alle esigenze di Controparte, la società istante si è resa disponibile a costituire un proprio deposito negli U.S.A., nei locali della propria controllata statunitense.

In particolare la controllata statunitense della società istante italiana garantirebbe, nell’ambito del contratto di locazione con la casa madre, degli spazi utilizzati esclusivamente per stoccare la merce oggetto del contratto in esame, senza quindi che vi possa essere promiscuità con i propri beni.

La proprietà dei beni, esportati secondo la procedura doganale “franco valuta”, con emissione della relativa bolletta doganale accompagnata da corrispondente fattura pro-forma, resterebbe pertanto in capo all’Istante sino alla successiva vendita dei medesimi a Controparte comprovata da apposita fatturazione. Il collegamento tra le merci inviate negli USA in regime “franco valuta” ed il successivo trasferimento a Controparte verrebbe attestato mediante:

  • annotazione in apposito registro, tenuto ai sensi dell’art. 39 del DPR n. 633/1972, degli estremi dei documenti di esportazione di dette merci;

  • indicazione nelle successive fatture di vendita del riferimento alla corrispondente annotazione sub. i.

A seguito di queste esigenze di natura commerciale, la società italiana ha chiesto conferma all’Agenzia delle Entrate relativamente alla possibilità:

– che le merci esportate in regime cd. “franco valuta” possano essere fatturate come non imponibili ex art. 8, c. 1, del DPR n. 633/1972 quando intervenga, in virtù dell’impegno contrattualmente vincolante tra le parti, il trasferimento della proprietà delle medesime a Controparte;

– che conseguentemente tali cessioni all’esportazioni con effetto traslativo posticipato rispetto all’invio negli USA delle merci concorrano, con effetto ex nunc, alla formazione del plafond ai sensi dell’art. 8, comma 2 del DPR n. 633/1972.

2. Soluzione prospettata dal Contribuente.

La Società ha ritenuto che l’invio dei propri beni negli USA in regime “franco valuta” per essere successivamente ceduti a Controparte, in virtù dell’impegno contrattualmente vincolante assunto…

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