La delega di sostituzione del difensore in udienza tributaria

di Antonino Russo

Pubblicato il 22 marzo 2014

in caso di sostituzione del difensore in udienza tributaria, sono state semplificate le norme sull'attribuzione di delega al sostituto

Tra le novità, aventi riflesso nel processo tributario, della riforma della professione forense va annoverata la partecipazione all’udienza di un avvocato, diverso da quello nominato dalla parte, e appositamente da questi delegato. In pratica, oggi l’avvocato che incarica un sostituto a partecipare all’udienza di trattazione della lite, grazie alla predetta riforma, non deve più provvedere a rilasciare una delega scritta e questo grazie all’art. 14 della L. 31 dicembre 2012, n. 247.

Art. 14.

(Mandato professionale. Sostituzioni e collaborazioni)

1. Salvo quanto stabilito per le difese d’ufficio ed il patrocinio dei meno abbienti, l’avvocato ha piena libertà di accettare o meno ogni incarico. Il mandato professionale si perfeziona con l’accettazione. L’avvocato ha inoltre sempre la facoltà di recedere dal mandato, con le cautele necessarie per evitare pregiudizi al cliente.

2. L’incarico per lo svolgimento di attività professionale è personale anche nell’ipotesi in cui sia conferito all’avvocato componente di un’associazione o società professionale. Con l’accettazione dell’incarico l’avvocato ne assume la responsabilità personale illimitata, solidalmente con l’associazione o la società. Gli avvocati possono farsi sostituire da altro avvocato, con incarico anche verbale, o da un praticante abilitato, con delega scritta.

3. L’avvocato che si fa sostituire o coadiuvare da altri avvocati o praticanti rimane personalmente responsabile verso i clienti.

4. L’avvocato può nominare stabilmente uno o più sostituti presso ogni ufficio giudiziario, depositando la nomina presso l’ordine di appartenenza”.

Il delegato deve dichiarare in udienza il conferimento verbale dell’incarico, nulla potendo opporre sia la controparte sia il giudice ma è bene rimarcare che la delega scritta sopravvive, almeno per quel che riguarda gli esercenti la professione forense, ove la sostituzione venga affidata ad un praticante abilitato, pur se legittimato al patrocinio in quel tipo di processo.

Da tempo si è discusso sull’eventuale limite, rilevabilenell’art. 2322 c.c.dell'essenzialità (o meno) della personalità della prestazionedi un professionista intellettualequale è l’avvocato.

La giurisprudenza ha inteso superare il problema affermando sostanzialmente che la delega conferita dal difensore a un collega, perché lo sostituisca in udienza, rappresenta un atto tipico di esercizio dell’attività professionale, indirizzato all’espletamento dell’incarico ricevuto dal cliente, poiché il sostituto, nell’eseguire la delega intervenendo nel processo in forza di essa e senza avere ricevuto direttamente alcun mandato dal cliente del sostituito, opera solo quale longa manus di quest’ultimo e l’attività processuale da lui svolta è pertanto riconducibile soltanto all’esercizio professionale del sostituito ed è come se fosse svolta dallo stesso1.

Va coerentemente osservato che lo st