Delega di firma degli atti di accertamento e legittimazione processuale

Con la sentenza n. 17044 del 10 luglio 2013 (ud. 27 aprile 2011) la Corte di Cassazione ritorna ad affrontare la questione relativa alla delega di firma degli atti di accertamento.

La sentenza
In forza dell’art.42, del D.P.R.n.600/73, gli avvisi di accertamenti possono essere sottoscritti, oltre che “dal capo dell’ufficio”, anche (“o”) da “altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato”.
“In base alla norma, quindi, l’atto impositivo può essere sottoscritto anche da ‘impiegato della carriera direttiva … delegato’ dal ‘capo dell’ufficio’ (il quale, per Cass., trib., 10 agosto 2010 n. 18515, non deve affatto ‘rivestire la qualifica dirigenziale’), con il conseguente corollario per il quale, in carenza di qualsivoglia specificazione normativa, deve ritenersi sufficiente l’esistenza, in fatto (cfr. Cass., trib., 20 giugno 2011, n. 13512, che richiama il principio secondo cui ‘l’atto amministrativo esiste come tale allorchè i dati emergenti dal procedimento amministrativo consentano comunque di ritenerne la sicura provenienza dall’amministrazione e la sua attribuibilità a chi deve esserne l’autore secondo le norme positive’), della delega (anche a carattere generale) e non necessaria nè la menzione della stessa nell’atto nè, tanto meno, la specificazione che il delegato appartiene alla ‘carriera direttiva’: ovviamente ‘in caso di contestazione … incombe all’amministrazione provare l’esercizio del potere sostitutivo o la presenza della delega’ (Cass., trib., 10 novembre 2000 n. 14626)”.
La “delega a sottoscrivere un avviso di accertamento”, inoltre, non attiene affatto “alla legittimazione processuale” (quindi ad un “presupposto processuale”) perchè lo “avviso di accertamento” non è atto del processo: lo stesso, infatti, ha natura sostanziale e non processuale.
La “legittimazione processuale” dell’ente impositore, poi, “non va verificata in base al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, ma sulla scorta del (diverso) disposto dettato del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 11, sul controllo della cui esatta osservanza non esercita nessuna influenza l'(accertamento della) eventuale carenza di delega del sottoscrittore dell’atto impositivo”.
La sussistenza della “delega a sottoscrivere un avviso di accertamento”, pertanto, non deve affatto “esistere” nè “essere dimostrato in caso di contestazione … fin dal giudizio di primo grado” (salvo ipotesi, non verificata nella specie, di ostativo giudicato interno sul punto specifico).

Brevi note
La Corte di Cassazione, nel corso di questi anni, ha avuto modo di far sentire la sua voce.

Con la sentenza n. 13512 del 18 maggio 2011 la Corte di Cassazione ha affermato che “l’avviso di accertamento ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, comma 1, deve essere sottoscritto dal capo dell’Ufficio … o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato nell’esercizio dei poteri amministrativi (Cass. n. 18515 del 2010); che gli ordini di servizio emessi dal direttore a tal fine hanno valore di delega, derivando dal potere organizzativo ad esso proprio, ed in quanto tale idonea a trasmettere il potere di sottoscrizione ai sensi di cui sopra; che quindi, ove sia esplicitata la volontà dirigenziale (requisito non contestato in sentenza) l’atto ha necessariamente valenza esterna derivando tale valore direttamente dal comma 1 della legge citata; che la mancanza di una sottoscrizione del direttore sugli ordini di servizio non ha rilievo, in quanto, in mancanza di espressa disposizione di legge che ponga tale requisito a pena di nullità (a differenza dalla ipotesi di cui sopra) vale il consolidato principio che “ l’atto amministrativo esiste come tale allorchè i dati emergenti dal procedimento amministrativo consentano comunque di ritenerne la sicura provenienza dall’amministrazione e la sua attribuibilità a chi deve esserne l’autore secondo le norme positive…

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