Assegno divorzile: il differente trattamento fiscale

di Ignazio Buscema

Pubblicato il 29 novembre 2013

l'assegno divorzile non è automaticamente deducibile ai fini IRPEF: presentiamo un'analisi ragionata e corredata della giurisprudenza sulla differente deducibilità fiscale delle somme versate all'ex coniuge

Deducibilità assegno divorzile periodico.

Non deducibilità assegno in unica soluzione (una tantum) e dell’assegno destinato al mantenimento dei figli

L'art. 10, c. 1, lett. c, del T.U.I.R. prevede la deducibilità dal reddito complessivo, se non sono deducibili nella determinazione dei singoli redditi che concorrono a formarlo, degli “assegni periodici corrisposti al coniuge, ad esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli, in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili nella misura in cui risultano da provvedimenti dell'autorità giudiziaria”.In tema di oneri deducibili dal reddito delle persone fisiche il D.P.R. n. 917 del 1986, art. 10, c. 1, lett. c, limita la deducibilità, ai fini dell'applicazione dell'IRPEF, solo all'assegno periodico e non anche a quello corrisposto in unica soluzione al coniuge, in conseguenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, nella misura in cui risulta da provvedimento dell'autorità giudiziaria.

 

Tale differente trattamento, come affermato dalla Corte costituzionale nella ordinanza n. 383 del 2001, è riconducibile alla discrezionalità legislativa la quale, riguardando due forme di adempimento tra loro diverse, una soggetta alle variazioni temporali e alla successione delle leggi, l'altra capace di definire ogni rapporto senza ulteriori vincoli per il debitore, non risulta nè irragionevole nè in contrasto con il principio di capacità contributiva. La questione del diverso regime fiscale applicabile agli assegni corrisposti al coniuge, a seconda che abbiano carattere periodico o di una tantum, è stata più volte sottoposta al vaglio di legittimità costituzionale. La Corte Costituzionale ha ritenuto legittimita questa differenza, affermando che le “due forme di adempimento, cioè quella periodica e quella una tantum, le quali pur avendo entrambe la funzione di regolare i rapporti patrimoniali derivanti dallo scioglimento o dalla cessazione del vincolo matrimoniale, appaiono sotto vari profili diverse, e tali sono state considerate dal legislatore nella disciplina dettata in materia”.Più precisamente, la Corte Costituzionale ha posto in evidenza come, "l’importo da corrispondere in forma periodica viene stabilito in base alla situazione esistente al momento della pronuncia, con la conseguente possibilità di una revisione, in aumento o in diminuzione; mentre al contrario quanto versato una tantum, che non corrisponde necessariamente alla capitalizzazione dell’assegno periodico, viene concordato liberamente dai coniugi nel suo ammontare e definisce una volta per tutte i loro rapporti per mezzo di una attribuzione patrimoniale, producendo l’effetto di rendere non più rivedibili le condizioni pattuite, le quali restano così fissate definitivamente" (Corte Costituzionale, ordinanza 6 dicembre 2001, n. 383; ordinanza 29 marzo 2007, n. 113).

 

Ai fini dell’IRPEF è deducibile soltanto l’assegno periodico corrisposto al coniuge o all’ex coniuge, a seguito di separazione legale o di divorzio, con esclusione quindi sia dell’assegno destinato al mantenimento dei figli, sia di quello corrisposto al coniuge o ex coniuge in unica soluzione (una tantum). Costituisce ius receptum(1) nella giurisprudenza di legittimità il principio giusta il quale la deducibilità dell'assegno al coniuge separato e divorziato è accordata soltanto alle corresponsioni periodiche e non a quella effettuata in unica soluzione. Gli assegni divorzili corrisposti in unica soluzione (una tantum) non sono deducibili ai fini dell’IRPEF, in quanto non possono essere assimilati a quelli periodici per i quali è prevista invece la deducibilità (Cass. civ. Sez. VI, Ordinanza, 28-06-2012, n. 11022).

 

I contribuenti, quindi, possono dedurre dal reddito gli assegni periodici corrisposti al coniuge, anche se residente all'estero, in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento di matrimonio, e di divorzio, con esclusione della quota destinata al mantenimento dei figli,ex art. 10, c. 1, lett. c, del T.U.I.R. Di converso, detti assegni periodici costituiscono per il coniuge che ne beneficia redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e “si presumono percepiti, salvo propria contraria, nella misura e alle scadenze risultanti dai relativi titoli” (artt. 50, c. 1, lett. i e 52, c. 1, lett. c, del T.U.I.R.). Gli assegni periodici sono deducibili nella misura in cui risultano dal provvedimento dell'autorità giudiziaria. Requisiti necessari sono la separazione legale ed effettiva, ovvero lo scioglimento, annullamento o cessazione degli effetti civili del matrimonio. La separazione di fatto non fa sorgere alcun diritto alla deduzione di eventuali assegni corrisposti volontariamente. La somma corrisposta deve essere pari a quella determinata dal giudice. Deve trattarsi di somme corrisposte periodicamente

 

Assegno una tantum o in unica soluzione

Dal punto di vista fiscale, l'art. 10, c. 1, lett. c, del T.U.I.R. disciplina solo gli assegni corrisposti al coniuge con carattere periodico, restando fermo che ai fini della deducibilità e della imponibilità delle somme in questione è richiesto che la misura e la periodicità di corresponsione delle stesse risultino dal provvedimento dell'autorità giudiziaria. Diversamente, è principio ormai acquisito l'indeducibilità degli assegni una tantum. L'assegno una tantum con effetto transattivo non è soggetto a deduzione (CTR Roma 31-07-2013 n.252 sez. 29). L'assegno divorzile corrisposto una tantum ha natura patrimoniale e risarcitoria, non costituendo pertanto materia imponibile per il ricevente, né deducibile per l'erogante. L'assegno una tantum definisce completamente i rapporti economici e patrimoniali tra gli ex coniugi, non suscettibili di modificazioni future. Il coniuge liquidato, quindi, perde ogni diritto futuro su una percentuale della liquidazione o sul trattamento pensionistico di reversibilità. Sussiste la non imponibilità degli importi corrisposti all’ex coniuge in sede di divorzio sotto forma di assegno una tantum. Il coniuge che riceve l’assegno perde ogni diritto sulla liquidazione e sulla pensione del coniuge più ricco. “Sott