Appello tributario: attenzione ai termini per il deposito in Commissione

Dato normativo

Il combinato disposto dell’art. 53, c. 2, ed art. 22, c. 1, della legge n. 546 del 1992 stabilisce che l’appellato deve, “a pena d’inammissibilità“, depositare nella segreteria della commissione tributaria adita, entro trenta giorni dalla proposizione del ricorso, ”copia del ricorso … spedito per posta, con fotocopia della ricevuta della spedizione per raccomandata a mezzo del servizio postale”, ed il combinato disposto dalla L. n. 546 del 1992, art. 53, c. 2, ed art. 22, c. 2, stabilisce che detta inammissibilità va rilevata “anche se la parte resistente si costituisce.

 

Funzione

Il deposito presso la segreteria del Giudice tributario adito, non solo della copia del ricorso in appello ma anche della fotocopia della ricevuta attestante la data della spedizione per raccomandata dell’atto di impugnazione, assolve alla duplice funzione di :

a) di consentire la verifica del termine di decadenza dalla impugnazione, previsto ai sensi degli artt. 51 (con riferimento al giudizio di secondo grado), e dunque la verifica della idoneità del ricorso in appello ad impedire il passaggio in giudicato della sentenza impugnata.

b) di consentire la tempestiva costituzione in giudizio dell’ impugnante, in quanto, con specifico riguardo ai gradi di merito, la decorrenza del termine di trenta giorni, per la costituzione in giudizio del ricorrente, è normativamente ancorata alla “spedizione”, e non alla ricezione del ricorso da parte del resistente. Il che si evince dal fatto che il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 22, c. 1, prevede modalità di deposito che presuppongono solo la spedizione del ricorso, e non la sua ricezione, sottraendo, in tal modo, detto adempimento alla regola di cui al medesimo D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 16, c. 5 a tenore del quale “i termini che hanno inizio dalla notificazione o comunicazione decorrono dalla data in cui l’atto è ricevuto

La funzione assolta dalla indicata prescrizione normativa la sottrae, pertanto, al sospetto di illegittimità costituzionale (per irragionevolezza ex art. 3 Cost. o per violazione dell’art. 24 Cost.), non essendo ravvisabile nella specie l’adempimento di una mera formalità non essenziale (in quanto surrogabile mediante la ricerca di altri idonei atti o documenti ovvero mediante la condotta processuale concludente della parte appellata) per la ragione che, nel caso di specie, la ricevuta della spedizione della raccomandata l’unico atto pubblico attestante la data di spedizione dell’atto di appello, difettando altri parametri di verifica dell’osservanza dei predetti termini perentori (di notificazione del ricorso e di costituzione in giudizio).

 

Compito del giudice del gravame

Entrambe le predette verifiche,in quanto attinenti alla osservanza di norme di ordine pubblico processuale, debbono essere compiute ex officio dal Giudice e sono sottratte al potere dispositivo delle parti, rispondendo a preminenti esigenze di natura pubblica afferenti al controllo della regolarità dello svolgimento del processo, e conseguendo, in caso di esito negativo dell’accertamento officioso, la pronuncia di inammissibilità dell’atto introduttivo del giudizio, quale constatazione da parte del Giudice della esistenza di condizioni ostative all’accesso della domanda all’esame del merito e quindi impeditive dello sviluppo del giudizio verso il suo naturale esito che è volto a fornire la regula juris del caso concreto e quindi una decisione sui diritto controverso.

 

Inammissibilità e non sanatoria

Risulta pertanto giustificata la gravità della sanzione della inammissibilità comminata in caso di omesso deposito, nel termine previsto, della ricevuta della spedizione della raccomandata postale, in quanto l’atto di appello (in copia od in originale), in assenza della ricevuta della spedizione per raccomandata, non soltanto non risponde allo schema legale previsto, ma è inidoneo al raggiungimento dello scopo:

a) della tempestiva costituzione in giudizio dell’appellante,

b)…

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