Niente IRAP anche con consulenze elevate

di Enzo Di Giacomo

Pubblicato il 7 settembre 2013

il professionista che per un esercizio si avvale di consulenti pagando compensi elevati, non deve essere ritenuto per tale motivo soggetto ad IRAP

Costi elevati sostenuti dal professionista per consulenze non hanno rilievo ai fini dell’assoggettabilità ad IRAP.

La Suprema Corte, con la sent. 29 gennaio 2013, n. 2131, ha affermato che la misura dei compensi pagati, si pensi alla consulenza richiesta ad un “luminare”, a costo altissimo e che opera al di fuori della struttura del committente, non ha alcun rilievo ai fini dell’Irap.

 

L’IRAP, imposta a carattere reale e non deducibile ai fini delle imposte sui redditi, ha come presupposto l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata finalizzata alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione dei servizi. Presupposto dell’imposta, contenuta nella legge n. 662 del 1996, e istituita dal D lgs n. 446/1997 è che l’attività sia svolta mediante una “organizzazione autonoma” e l’accertamento dell’assenza di tale