La sottoscrizione dell'atto di appello con firma illeggibile del funzionario che sottoscrive

Con la sentenza n. 15317 del 19 giugno 2013 (ud. 9 gennaio 2013) la Corte di Cassazione torna ad occuparsi della questione della sottoscrizione dell’atto di appello.

La sentenza

Nel processo tributario “il D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 10 e art. 11, comma 2, riconoscono la qualità di parte processuale e conferiscono la capacità di stare in giudizio all’ufficio del Ministero delle finanze (oggi ufficio locale dell’Agenzia delle entrate) nei cui confronti è proposto il ricorso, organicamente rappresentato dal direttore o da altra persona preposta al reparto competente, da intendersi con ciò stesso delegata in via generale a sostituire il direttore nelle specifiche competenze, senza necessità di speciale procura; ne discende che, nel caso in cui non sia contestata la provenienza dell’atto d’appello dall’ufficio competente, questo deve ritenersi ammissibile, ancorchè recante in calce la firma illeggibile di un funzionario che sottoscrive in luogo del direttore titolare, finchè non sia eccepita e provata la non appartenenza del sottoscrittore all’ufficio appellante o, comunque, l’usurpazione del potere d’impugnare la sentenza di primo grado, dovendosi altrimenti presumere che l’atto provenga dall’ufficio e ne esprima la volontà” (Cass. nn. 874 del 2009, 13908 del 2008, 2432 del 2001).

 

Brevi note

Il giudice non può, in assenza di specifica contestazione del contribuente appellato, sindacare (anche nel caso in cuiessa rechi una sottoscrizione illeggibile) la riferibilità di tale autorizzazione all’organo competente, dovendo presumersi, fino a prova contraria, la sussistenza del relativo potere in capo al funzionario chel’abbia rilasciata.

Ciò in quanto l’illeggibilità/illegittimità della sottoscrizione non comporta la nullità del documento essendo, comunque, consentita la possibilità dell’identificazione del soggetto indicato come autore dell’attoe l’individuazione della provenienza dall’organo cui è attribuita lacompetenza.

A queste conclusioni era già giunta la Corte di Cassazione, nella sentenza n. 9600 del 13 marzo 2007, depositata il successivo 23 aprile 2007, con la quale, richiamando una precedente sentenza (n. 18878/2004) ha affermato che “non può il giudice, in assenza di specifica contestazione del contribuente (appellato), ed anche se l’atto è sottoscritto con sgorbio illeggibile, sindacarne la riferibilità all’organo competente al rilascio, dovendosi presumere, in tale assenza, e fino a prova del contrario in caso di contestazione (Cass. 6 giugno 2002, n. 8166), la sussistenza del relativo potere in capo al funzionario che l’ha rilasciata. Ciò senza contare infine che è da escludere l’invalidità della sigla non leggibile apposta in calce a un documento che rechi, come nella specie, l’indicazione della qualifica del funzionario competente a emanarlo, poiché tale modalità, consentendo in caso di necessità l’identificazione del soggetto indicato come autore dell’atto, quindi l’individuazione della provenienza dall’organo cui è attribuita la competenza, è da considerare equipollente alla firma per esteso (vd., in tema di atti amministrativi informatici, Cass. 15 ottobre 2003, n. 15448)”.

Sul tema, giova segnalare ulteriori sentenze della Cassazione.

  • Con la sentenza n. 15048 del 05.08.2005 ha affermato che “la leggibilità della firma di un atto non è requisito essenziale ai fini dell’imputabilità della volontà dichiarativa al funzionario investito dei relativi poteri, a meno che non sussistano altri elementi tali da ingenerare dubbi circa la riferibilità del provvedimento”;

  • Con la sentenza n. 24972 del 6 ottobre 2005, depositata il 25 novembre 2005, è stato ritenuto che deve presumersi legittima la sottoscrizione di un atto da parte diun delegato del funzionario responsabile, sebbene la firma del delegatorisulti illeggibile.

  • Con la sentenza n. 874 del 4 novembre 2008 (dep. il 15 gennaio 2009) la Corte di Cassazione aveva già affermato che la titolarità del potere di impugnazione delle…

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