La sottoscrizione dell’atto di appello con firma illeggibile del funzionario che sottoscrive

di Francesco Buetto

Pubblicato il 5 agosto 2013

in sede di presentazione di appello tributario da parte dell'Ufficio, è fondamentale che la sottoscrizione dell'atto sia effettuata da persona munita dei relativi poteri

Con la sentenza n. 15317 del 19 giugno 2013 (ud. 9 gennaio 2013) la Corte di Cassazione torna ad occuparsi della questione della sottoscrizione dell’atto di appello.

La sentenza

Nel processo tributario “il D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 10 e art. 11, comma 2, riconoscono la qualità di parte processuale e conferiscono la capacità di stare in giudizio all'ufficio del Ministero delle finanze (oggi ufficio locale dell'Agenzia delle entrate) nei cui confronti è proposto il ricorso, organicamente rappresentato dal direttore o da altra persona preposta al reparto competente, da intendersi con ciò stesso delegata in via generale a sostituire il direttore nelle specifiche competenze, senza necessità di speciale procura; ne discende che, nel caso in cui non sia contestata la provenienza dell'atto d'appello dall'ufficio competente, questo deve ritenersi ammissibile, ancorchè recante in calce la firma illeggibile di un funzionario che sottoscrive in luogo del direttore titolare, finchè non sia eccepita e provata la non appartenenza del sottoscrittore all'ufficio appellante o, comunque, l'usurpazione del potere d'impugnare la sentenza di primo grado, dovendosi altrimenti presumere che l'atto provenga dall'ufficio e ne esprima la volontà" (Cass. nn. 874 del 2009, 13908 del 2008, 2432 del 2001).

 

Brevi note

Il giudice non può, in assenza di specifica contestazione del contribuente appellato, sindacare (anche nel caso in cuiessa rechi una sottoscrizione illeggibile) la riferibilità di tale autorizzazione all'organo competente, dovendo presumersi, fino a prova contraria, la sussistenza del relativo potere in capo al funzionario chel'abbia rilasciata.

Ciò in quanto l'illeggibilità/illegittimità della sottoscrizione non comporta la nullità del documento essendo, comunque, consentita la possibilità dell'identificazione del soggetto indicato come autore dell'attoe l'individuazione della provenienza dall'organo cui è attribuita lacompetenza.

A queste conclusioni era già giunta la Corte di Cassazione, nella sentenza n. 9600 del 13 marzo 2007, depositata il successivo 23 aprile 2007, con la quale, richiamando una precedente sentenza (n. 18878/2004) ha affermato che “non può il giudice, in assenza di specifica contestazione del contribuente (appellato