Riscossione dei tributi: il pignoramento presso terzi

Premessa
La legge di Stabilità per il 20131, modificando la disciplina del pignoramento presso terzi di cui all’art. 543 c.p.c. e seguenti, ha semplificato l’attività istruttoria e decisoria di tale procedimento e ha reso palese l’intenzione del legislatore di rendere residuale la necessità dell’instaurazione del giudizio di merito sull’esistenza del credito pignorato.
 
Tale (nuova) snellezza riduce le distanze, in termini di praticità, tra il pignoramento presso terzi disegnato dal codice di procedura civile e quello analogo , riservato all’agente della riscossione e perciò definito “esattoriale”, ex art.72-bis del DPR n. 602/73; quest’ultimo strumento prevede che l’atto di pignoramento presso terzi possa contenere, in luogo della citazione di cui all’art. 543, c. 2, c.p.c., l’ordine al terzo di pagare il credito direttamente al concessionario, fino a concorrenza del credito per cui si procede, nel termine di sessanta giorni2 dalla notifica dell’atto di pignoramento, per le somme per le quali il diritto alla percezione sia maturato anteriormente alla data di tale notifica e, per le restanti somme, alle rispettive scadenze.
 
A queste due forme di pignoramento mobiliare presso il terzo si antepone il contenuto dell’art. 48-bis del DPR n. 602/73 che, invece, sostanzialmente prevede, per alcuni determinati enti, una disciplina preventiva qualora si trovino nella posizione di essere debitori di contribuenti, a loro volta, morosi nei confronti delle casse dell’Erario.
 
L’articolo 48-bis del D.P.R. n. 602/1973
L’articolo 48-bis del D.P.R. n. 602/19733 prevede, per le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del D.Lgs, 30 marzo 2001, n. 165, e le società a prevalente partecipazione pubblica,l’obbligo di verificare, se il proprio creditore sia sostanzialmente un debitore dell’Erario e in caso affermativo, l’amministrazione non deve procedere al pagamento, segnalando tale circostanza all’agente della riscossione competente per territorio, ai fini dell’esercizio dell’attività di riscossione delle somme iscritte a ruolo.
E’ facile scorgere nella norma appena richiamata la condizione essenziale , ai fini della omissione di pagamento ex lege, della inadempienza del beneficiario.
Affinchè si determini tale condizione è necessario che, come specificato dallo stesso art. 48-bis citata fonte, i soggetti dianzi indicati verifichino, anche in via telematica, se il beneficiario è inadempiente all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento per un ammontare complessivo pari almeno all’importo di diecimila euro; l’identificazione precipua dell’inadempimento è poi fornita dall’art. 1 del D.M. 40/2008 e coincide con il mancato assolvimento da parte del beneficiario, nel termine di sessanta giorni previsto dall’art. 25, c. 2, del D.P.R. n. 602/1973, dell’obbligo di versamento di un ammontare complessivo pari alla suindicata somma4, derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento, relative a ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dal 1° gennaio 2000, ai sensi degli artt. 12 e 24 del medesimo decreto5.
Il D.M. n. 40/08 recita un ruolo fondamentale, dal punto d vista interpretativo, preoccupandosi anche di descrivere (art. 1 lett. b) la figura del “beneficiario”, quale soggetto che corrisponde al “destinatario di un pagamento, a qualunque titolo, di una somma superiore a diecimila euro da effettuarsi da parte dei soggetti pubblici”. In tal contesto, la locuzione pagamento è stata opportunamente limata dalla lettura esercitata dalle Circolari n. 22 del 29 luglio 20086 e n. 29 dell’8 ottobre 2009 (entrambe del Min. economia e finanze – Dip. ragioneria generale dello Stato)7.
Va …

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