Il presupposto IRAP per i professionisti

di Nicola Monfreda

Pubblicato il 17 giugno 2013

siamo nel momento più caldo per le dichiarazioni dei redditi: facciamo il punto sulla recente giurisprudenza di Cassazione in tema di debenza dell'IRAP per i liberi professionisti (Fabrizio Stella & Nicola Monfreda)

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8962 del 12 aprile 2013, ha nuovamente espresso la propria posizione interpretativa in ordine all’estensione del presupposto d’imposta ai fini IRAP per gli esercenti arti o professioni.

In particolare, l’organo giurisdizionale de quo, ripercorrendo quanto già affermato in precedenti statuizioni, ha ribadito che, in tema di IRAP, l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diversa dall’impresa commerciale costituisce presupposto dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività autonomamente organizzata.

Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente che eserciti attività di lavoro autonomo sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse ed impieghi beni strumentali eccedenti le quantità che, secondo l'id quod plerumque accidit, costituiscono nell’attualità il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività anche in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.

La prefata sentenza, pertanto, si pone sulla medesima linea già evidenziata dalla giurisprudenza tributaria nel corso degli ultimi anni e fatta propria, altresì, dall’Amministrazione Finanziaria con la Circolare n. 45/E del 13 giugno 2008 e, nel caso di specie, sottolinea che è sottoponibile alla disciplina IRAP il professionista che si avvale di un collaboratore per la fornitura di tutti i necessari servizi (dalla telefonia al segretariato) in forma rilevante e non occasionale, anche se formalmente dipendente di una società terza, poiché quanto rileva è che il rapporto sia di tipo continuativo, come pure i pagamenti relativi al servizio prestato.

Al riguardo, occorre evidenziare che la medesima Corte, con l’ordinanza nr. 15803 del 19 luglio 2011, aveva già evidenziato che l’Irap è applicabile nei confronti del professionista che si avvale di un lavoratore dipendente in maniera stabile, costituendo un’attività “autonomamente organizzata” a corredo dell’attività professionale svolta. Nella motivazione della dianzi citata pronuncia si legge infatti che “(1) è escluso dall’applicazione dell’imposta soltanto il professionista che svolga attività non autonomamente organizzata; (2) il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità e interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui; (3) soprattutto, costituisce onere del contribuente, che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta, dare la prova dell’assenza delle predette condizioni”.

 

Come è ben noto, l’art. 2 del D.Lgs. n. 446/1997, con riferimento al presupposto d’imposta ai fini Irap, dispone testualmente che “presupposto dell’imposta è l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi”; in ragione del fatto che, mentre per l’attività di impresa l’esistenza di un’organizzazione di mezzi e di personale è insita nella natura stessa dell’attività (articoli 2082 e 2195 codice civile), per i lavoratori autonomi tale requisito può essere verificato solo nel caso concreto, spesso la prassi amministrativa e la giurisprudenza di merito e di legittimità hanno percorso orientamenti interpretativi divergenti proprio con specifico riguardo alla problematica inerente la sussistenza o meno di un presupposto d’imposta in capo al lavoratore autonomo a prescindere dalla tipologia di organizzazione di cui quest’ultimo si avvale.

Ex pluribus, la Corte di Cassazione, con ordinanza nr.2702 del 10 gennaio 2008, si è già pronunciata in merito alla vexata questio di cui trattasi, affermando, coerentemente alla recente posizione assunta nel provvedimento di che trattasi, che, per quanto concerne gli esercenti arti o professioni, l’insorgere del rapporto giuridico d’imposta ai fini Irap è subordinato alla sussistenza di un’au