Contributo unificato, basta indicare lo scaglione?

di Enzo Di Giacomo

Pubblicato il 20 aprile 2013

nel rito tributario non sono previste forme di esenzione di natura soggettiva del contributo unificato, pertanto è sufficiente indicare lo scaglione di valore in cui rientra la controversia?

Si prende spunto dalla recente Direttiva n. 2/DGT del 14/12/2012 emanata dal Mef  (Direzione Giustizia Tributaria) per approfondire il tema della dichiarazione del valore della lite, anche alla luce della sentenza della CTP di Massa Carrara (n. 302/2/2012 dell’8 ottobre 2012) da cui emerge che nel rito tributario non è necessario indicare il quantum del valore della lite ma è sufficiente indicare lo scaglione di valore in cui rientra la controversia.

Pertanto la sanzione non scatta per il contribuente che nel ricorso non ha specificato l’esatto importo da pagare ma ha indicato lo scaglione di valore della controversia.

 

Contributo unificato: natura giuridica

E’ stato istituito dall’art. 37 del d.l. 6 luglio 2011, n. 98, convertito con modificazioni dalla L. 15 luglio 2011, n. 111, con decorrenza 7 luglio 2011 e riguarda la tassazione per le spese dei ricorsi presentati in ambito civile, compresa la procedura concorsuale, e di volontaria giurisdizione, e amministrativo nonché, con le modifiche contenute nel citato dl n. 98/11, nel processo processo tributario. Il contributo si versa in base al valore (a scaglioni) della controversia e varia in base al valore della controversia. A partire dal 1° marzo 2012 la tassazione per le spese degli atti giudiziari è regolata mediante il versamento del «contributo unificato di iscrizione a ruolo» che ha sostituito tutte le altre imposte versate, in passato per i procedimenti penali, civili e amministrativi, nonché tributari.

Se la parte modifica