La società non paga le tasse: possibile sequestro dei beni all’amministratore

di Federico Gavioli

Pubblicato il 28 gennaio 2013

analisi dei rischi patrimoniali che corre l'amministratore di una società per i fatti di evasione fiscali addebitabili alla società amministrata

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 33587 del 31 agosto scorso ha affermato il principio che in caso di accertamento, l’attivazione della procedura di rateazione delle somme dovute, prevista dall’articolo 3-bis del Dlgs 462/1997, non è sufficiente a impedire un provvedimento di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, dei beni del contribuente accertato, ma può legittimare soltanto una richiesta di riduzione della somma sequestrata in funzione dell’importo già versato.

Si ricorda brevemente che l’art. 240 del codice penale, prevede la confisca facoltativa per le cose che sono il prodotto o il profitto del reato; per converso è obbligatoria per le cose che “costituiscono il prezzo del reato”. L’ art. 321, c. 2, c.p.p. prevede la possibilità che già nella fase delle indagini preliminari, il sequestro delle cose possono essere oggetto di confisca. Spesso accade che per alcune situazioni è piuttosto difficile riuscire a recuperare le somme di denaro o i beni costituenti il prezzo o il profitto del reato. La logica conseguenza è che per i delitti previsti dagli artt. da 314 a 321 del codice penale (peculato, concussione, corruzione) e per altri delitti previsti da leggi speciali, si applica l’art. 322-ter del codice penale che prevede “la confisca per equivalente”, cioè la confisca di beni per un valore corrispondente al prezzo del reato.

L’art. 322-ter