I costi scriteriati sono antieconomici anche per i professionisti

La Corte di Cassazione, con la sentenza n.22579 dell’11 dicembre 2012, ha riconosciuto come antieconomico il comportamento dell’avvocato che ha dedotto costi di locazione in anticipo rispetto alle ordinarie scadenze e comunque sproporzionati.
 
Svolgimento del processo
Il professionista sottoposto a controllo ha impugnato la sentenza resa dalla CTR dell’Emilia Romagna, che aveva rigettato l’appello avverso la sentenza della CTP di primo grado, confermando l’avviso di accertamento che aveva escluso la rilevanza, fra i costi, dei canoni di locazioni, comprensivi di IVA, relativi al quinquennio, versati in unica soluzione ed anticipatamente alla società (X), per il godimento di un immobile adibito a sede dello studio dello stesso professionista. In particolare, il Collegio di primo grado ha rilevato che il pagamento anticipato “ha consentito al professionista di abbattere, indebitamente ed artificiosamente, i redditi dell’anno 2001, a nulla rilevando le vicende fiscali degli anni successivi”.
 
Il rilievo
Nello specifico, l’ufficio aveva recuperato a tassazione la spesa sostenuta dal contribuente per pagare anticipatamente nell’anno 2001 il canone di locazione dello studio per il periodo di cinque anni, dallo 01.09.2002 al 31.08.2007 (per un importo di euro 150.000,00), prima ancora della scadenza del contratto di locazione che prevedeva, invece, un pagamento di canone trimestrale.
Tale costo viene ritenuto non inerente e non congruo, con riguardo all’attinenza della spesa all’esercizio della professione, in quanto non sussiste una connessione funzionale fra i costi e la produzione dei compensi che concorrono a formare il reddito di lavoro autonomo.
L’ufficio, inoltre, ha rilevato la sproporzione del costo rispetto al presumibile andamento futuro dell’attività del professionista, in considerazione del fatto che lo stesso è in pensione fin dall’anno 1993; nonché evidenzia che nell’anno 2001 il contribuente aveva conseguito compensi elevati, notevolmente ridimensionati, ai fini fiscali, dai costi anticipati dei canoni di locazione.
Inoltre, l’immobile condotto in locazione era di proprietà della società (X) s.r.l., della quale l’avvocato era socio per metà con la moglie, e pertanto non era nemmeno ipotizzabile, a giustificazione del contegno del contribuente, il timore di perdere la disponibilità dell’immobile.
In definitiva, l’operazione posta in essere dal contribuente aveva connotati di evidente antieconomicità, risultando priva di valida ragione logica ed anzi funzionale, stante la mancanza di contrapposizione di interessi economici tra locatore e conduttore, come pure emergeva dalla mancata modifica del canone per un periodo di 15 anni, ad ottenere un vantaggio per il professionista che aveva potuto ridurre il carico fiscale.
Peraltro, la società locatrice doveva ritenersi costituita allo specifico scopo di consentire al professionista la deduzione indebita dei canoni dei locazione contestati, proprio per la riferibilità del sodalizio allo stesso professionista ed al coniuge, stante l’assenza di ulteriori attività rispetto alla locazione di due immobili da parte della stessa società.
 
Il motivo di ricorso in Cassazione del contribuente
Con l’unico motivo proposto il professionista-avvocato ha dedotto violazione e falsa applicazione dell’art. 50 TUIR nella versione ratione temporis vigente. Secondo il ricorrente, l’attività di libero professionista dal medesimo svolta impone di fare applicazione, ai fini della determinazione del reddito, del criterio di cassa stabilito dall’art.50 TUIR.
Aggiunge che il giudice di appello, rifacendosi per relationem alle motivazioni espresse dalla CTP, aveva condiviso affermazioni abnormi e contrarie alla disposizione di …

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