In presenza di collaboratori esterni l'IRAP è dovuta

Con sentenza n. 15745 del 19 settembre 2012 (ud. 5 aprile 2012) la Corte di Cassazione ha assoggetto ad Irap il professionista che si avvale di collaboratori esterni.

 

IL PROCESSO

Il contribuente ricorre per cassazione avverso la sentenza della CTR della Lombardia che ha rigettato l’appello da lui proposto contro la sentenza di primo grado che aveva respinto il suo ricorso avverso il diniego opposto dall’Amministrazione finanziaria, mediante silenzio-rifiuto, alla richiesta, da lui avanzata, di rimborso dell’Irap corrisposta per l’anno 2006.

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

La CTR ha rigettato l’appello del contribuente, osservando che il contribuente si avvale, per lo svolgimento della sua attività, di collaborazione altrui, come risulta dai compensi a terzi denunciati nella dichiarazione dei redditi, oltre che di un capitale anche se minimo.

Il ricorrente deduce l’inesistenza di un’organizzazione autonoma, in quanto la società che aveva percepito, per una prestazione occasionale, la somma indicata nella dichiarazione dei redditi quale compenso a terzi, era una società estranea al suo studio professionale e non soggetta al suo potere direttivo.

Afferma, altresì, di non possedere un’organizzazione autonoma, non disponendo nè di dipendenti, nè di collaboratori.

Il capitale investito per lo svolgimento della sua attività professionale è quasi del tutto inesistente ed è comunque trascurabile.

La menta ancora che i giudici di secondo grado non hanno accertato se l’organizzazione da loro ritenuta esistente sia in grado da sola di produrre reddito o valore aggiunto e deduce di aver assolto all’onere della prova della inesistenza di un’organizzazione autonoma e si duole che i giudici di appello non abbiano adeguatamente argomentato in ordine agli elementi di prova forniti.

 

La sentenza

Le lamentele evidenziate sono state ritenute prive di fondamento da parte della Cassazione.

In tema di Irap, presupposto per l’applicazione dell’imposta secondo la previsione del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2, è l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata, diretta alla produzione od allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi, che ricorre qualora il contribuente sia il responsabile dell’organizzazione ed impieghi beni strumentali, eccedenti per quantità o valore, il minimo generalmente ritenuto indispensabile per l’esercizio della professione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui (Cass. 2011/26161; 2011/8556).

Nel caso di specie, la Commissione tributaria regionale, nel respingere l’appello del B. affermando che il contribuente si avvale, per lo svolgimento della propria attività, di collaborazione altrui, come risulta dai compensi corrisposti a terzi e denunciati nella dichiarazione dei redditi, oltre che di un capitale se pur minimo, si è uniformata, con sintetica, ma congrua e idonea motivazione, all’orientamento giurisprudenziale sopra enunciato e pertanto la sentenza impugnata resiste alle infondate critiche del ricorrente”.

In particolare, osserva la Corte, la prima censura, nell’evidenziare che la società destinataria dei compensi era estranea allo studio del professionista e non era soggetta al suo potere direttivo, deduce circostanze irrilevanti rispetto al decisum, che si fonda sull’accertata esistenza dell’utilizzo non occasionale, di lavoro altrui.

Il secondo motivo, nel prospettare la mancanza, da parte del contribuente, di dipendenti o collaboratori, non deduce un vizio di motivazione, ma muove censure di merito, inammissibili nel giudizio di legittimità, all’accertamento di fatto compiuto dai giudici di appello, che invece hanno ritenuto provata documentalmente l’esistenza di collaboratori esterni, di cui il contribuente si è avvalso nell’esercizio della sua attività professionale.

Col terzo motivo il ricorrente, nel dedurre l’esistenza di un capitale inesistente o comunque trascurabile, da un lato muove una doglianza non decisiva, in quanto la motivazione della sentenza…

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