A rischio di nullità i compensi concordati con il cliente mediante rinvio ai futuri parametri ministeriali

La premessa e le raccomandazioni dell’Aiac
Il recente indirizzo politico e legislativo guarda con favore la libera contrattazione tra il professionista e il cliente e la possibilità che quest’ultimo abbia preventiva contezza delle spese del giudizio da intraprendere.
La prova di questo indirizzo è la legge n. 27 del 24 marzo 2012, cioè quella di conversione del DL 1/2012, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività.
Diverse le novità che hanno interessato i professionisti e, tra queste, quelle attinenti le tariffe professionali, il compenso pattuito con il cliente e il preventivo di spesa.
 
Con la legge n.27/2012 viene stabilito che, nelle more della determinazioni del compenso giudiziale del professionista (da adottarsi, con riferimento a parametri stabiliti con decreto del Ministro vigilante, comunque non oltre il termine di 120 giorni dalla vigenza della stessa l. n.27), le tariffe vigenti continueranno ad applicarsi, limitatamente alla liquidazione delle spese giudiziali.
 
Entro lo stesso termine, con decreto del Ministro della Giustizia, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, saranno fissati i parametri per oneri e contribuzioni alle casse professionali e agli archivi precedentemente basati sulle tariffe. Il decreto dovrà salvaguardare l’equilibrio finanziario, anche di lungo periodo, delle casse previdenziali professionali.
 
Con la conversione in legge sono stati licenziati ulteriori affinamenti in tema di modalità di pattuizione del compenso.
 
Quest’ultima deve avvenire, “nelle forme previste dall’ordinamento”, già al momentodel conferimento dell’incarico ed il professionista – altresì tenuto ad indicare i dati della polizza assicurativa1 per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale – deve provvedere alla informativa circa il grado di complessità del compito assegnato e gli oneri che possono ipotizzarsi fino alla conclusione degli incombenti.
 
Oltre questa premessa, approfondendo brevemente il tema del presente scritto, è bene rimarcare che la misura del compenso:

deve, previamente, essere resa nota al cliente con un preventivo di massima;

deve essere rappresentata al cliente “anche in forma scritta se da questi richiesta”;

deve essere adeguata all’importanza dell’opera;

andrà pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi.

 
Quel che più conta è il fatto che, per quel che attiene il rilascio del preventivo di massima, non necessita forma scritta e specifica istanza del cliente; tuttavia, le categorie professionali sono state indotte a qualche riflessione sulle pattuizioni e sui preventivi di spesa degli incarichi che nasceranno in questo periodo di transizione e che si protrarranno oltre l’emanazione dei parametri dei compensi.
 
A tal proposito, l’Associazione Italiana Avvocati civilisti ha sconsigliato, nelle more della approvazione dei parametri ministeriali, di inserire nel contratto una clausola che rinvii per relationem, ai fini della determinazione del compenso , a detti parametri .
 
La stessa AIAC ha poi sottolineato che tale clausola potrebbe essere, infatti, inficiata dalla nullità di cui all’art. 36, c. 2, lett. c del codice del consumo2.
 
Tale norma, speciale rispetto a quelle previste dal codice civile, dispone che «sono nulle le clausole che, quantunque oggetto di trattativa, abbiano per oggetto o per effetto di prevedere l’adesione del consumatore come estesa a clausole che non ha avuto, di fatto, la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto».
La cautela manifestata dagli avvocati…

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