Il valore giuridico delle circolari dell'amministrazione finanziaria

La Circolare dell’Amministrazione Finanziaria non vincola né il contribuente, né il giudice, non costituendo fonte di diritto. Ammettere che la Circolare sia vincolante per i giudici o per il contribuente, equivarrebbe a riconoscerle un potere normativo in palese conflitto con il principio costituzionale della riserva di legge.
In questo articolo analizziamo l’annosa questione del valore delle Circolari del Fisco

valore giuridico delle circolari dell'amministrazione finanziariaCircolari dell’Amministrazione Finanziaria: loro valore giuridico

Con l’Ordinanza n. 5349 del 27/02/2020 la Corte di Cassazione ha tra le altre affermato che le prescrizioni indicate in una Risoluzione, o comunque in un documento di prassi dell’Amministrazione finanziaria, non possono prevalere sul disposto normativo.

L’affermazione in sé, piuttosto scontata, nella realtà, in effetti, non è sempre così scontata, laddove, a volte, si tende a date agli atti di prassi un valore di fonte normativa, che invece, ovviamente, non hanno.

Che la questione non sia sempre così chiara lo dimostrano del resto anche le varie pronunce di Cassazione che sul tema si sono espresse.

 

Valore giuridico delle circolari dell’amministrazione finanziaria: le interpretazioni della Cassazione

La Suprema Corte, con la sentenza n. 6185 del 10.03.2017, ha per esempio chiarito che le istruzioni impartite dall’Amministrazione non possono mai «influenzare il giudizio di legittimità dell’azione accertatrice, allorché sia sfociata in un atto formale di contestazione, rendendosi di fronte ad essa applicabili le sole norme di legge».

La stessa Corte, con la sentenza n. 21872 del 28.10.2016, aveva peraltro già affermato che la Circolari dell’Amministrazione Finanziaria, con le quali l’Agenzia delle Entrate interpreti una norma tributaria, anche qualora contenga una direttiva agli uffici gerarchicamente subordinati perche’ vi si uniformino, esprimono esclusivamente un parere dell’Amministrazione, non vincolante per il contribuente.

Posizione questa ribadita anche dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23031 del 02 novembre 2007, laddove i giudici di legittimità avevano anche evidenziato come “la cosiddetta interpretazione ministeriale (proveniente di solito da uffici centrali), sia essa contenuta in Circolari o risoluzioni, non vincola né i contribuenti, né i giudici, né costituisce fonte di diritto”.

Contro le Circolari del resto, continua la Corte, non è possibile presentare ricorso, sussistendo un difetto assoluto di giurisdizione (sia del giudice amministrativo che del giudice civile), con la conseguenza che, quand’anche gli uffici finanziari dovessero scorrettamente interpretare una Circolare, il contribuente non potrebbe invocare l’illegittimità dell’atto impositivo “per violazione della circolare”, dovendo piuttosto impugnare gli atti, che a tale Circolare si conformano, per violazione della norma impositiva.

Una Circolare interpretativa, quindi, non vincola l’autorità giudiziaria, ma solo l’Amministrazione e sempre che, anche per i propri funzionari, non si manifesti evidentemente contraria a norme di legge, alle quali naturalmente questi sono in primis vincolati.

A causa peraltro della complessità delle leggi in materia fiscale, (perfino) l’Amministrazione potrebbe, a volte, non interpretare correttamente una norma (errare humanum est), portando poi ad un’applicazione operativa da parte degli Uffici (che a quelle Circolari si conformano in quanto ordini gerarchici), o dei giudici di merito (che, evidentemente, a quelle Circolari fanno spesso riferimento), che, per assurdo, laddove tale interpretazione sia (non capita, ma potrebbe capitare) più favorevole per il contribuente rispetto al disposto della legge, potrebbe anche comportare una violazione del principio di indisponibilità dell’obbligazione tributaria (e finanche una perdita di gettito erariale rispetto al dovuto).

A tal proposito, del resto, come sorta di “prova del nove” del perché la Prassi, in un senso o nell’altro, non può mai avere valore normativo, basti pensare che se (almeno) nel caso di una interpretazione più sfavorevole per il contribuente rispetto alla legge la garanzia di sistema è fornita dal fatto che lo stesso contribuente può adire la giustizia tributaria (sola depositaria dell’interpretazione ultima della volontà del legislatore), in caso di un’interpretazione più favorevole…

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