Termini decadenziali per trattamenti di integrazione salariale in deroga

Attenzione ai nuovi termini decadenziali previsti in caso integrazione salariale: i datori di lavoro, anche in questa circostanza, saranno tenuti a inviare il modello preposto nel termine di sei mesi, per evitare di dover pagare direttamente non solo le prestazioni, ma anche gli oneri.
Una panoramica dei nuovi obblighi.

sanzioni ferie non godute 2017Il D.L. n. 4/2019 (istitutivo del Reddito di Cittadinanza) ha introdotto il termine decadenziale in materia di trattamenti di integrazione salariale in deroga anche in caso di pagamenti diretti da parte dell’INPS.

Così i datori di lavoro, anche in questa circostanza, saranno tenuti a inviare il modello preposto nel termine di sei mesi, per evitare di dover pagare direttamente non solo le prestazioni, ma anche gli oneri ad esse connessi.

 

Premessa

Come noto, l’art. 26-quater del D.L. n. 4/2019, convertito dalla Legge 28 marzo 2019, n. 26, ha introdotto il comma 6-ter all’articolo 44 del D.Lgs. n. 148/2018, modificando in sostanza la gestione dei trattamenti di integrazione salariale e in particolare, estendendo il “termine decadenziale” di cui all’art. 7 del D.Lgs. n. 148/2015 anche per i pagamenti diretti, da parte dell’INPS, dei trattamenti di integrazione salariale in deroga.

Dell’argomento si è occupato anche l’INPS, con opportuni chiarimenti in ordine alla gestione dei trattamenti in deroga a seguito della normativa in esame, a mezzo della Circolare n. 120 del 22.8.2019.

 

Soggetti interessati

La normativa in materia di termini di decadenza citati, si applica ai trattamenti di integrazione salariale in deroga di cui al comma 6-bis; la novella apportata dal D.L. n. 4/2019 comporta che i termini in questione si applichino anche in caso di pagamento diretto della prestazione da parte dell’INPS.

La nuova disciplina sul termine decadenziale – anche in caso di pagamento diretto – si applica così nei confronti di tutte le tipologie di decreti di concessione di cassa integrazione guadagni in deroga, regionali o nazionali:

  • compresi quelli emanati dalle Province autonome di Trento e Bolzano;
  • ad esclusione delle circostanze in cui le normative speciali abbiano previsto la concessione di un’indennità pari al trattamento massimo di integrazione salariale (come per esempio, nel caso di eventi sismici di cui all’art. 45 del D.L. n. 189/2016, per le misure riguardanti il crollo del Ponte Morandi, ex D.L. n. 109/2018, art. 4-ter, ovvero ancora per le misure per i lavoratori del settore dei call-center di cui all’art. 44, comma 7, del D.Lgs. n. 148/2015).

 

L’introduzione del termine decadenziale in caso di pagamento diretto

Il comma 6-ter, art. 44, D.Lgs. n. 148/2015, come abbiamo detto, è stato introdotto con il D.L. n. 4/2019 e reca modifiche in materia di decadenza in caso di pagamento diretto, da parte dell’INPS, dei trattamenti di integrazione salariale in deroga.

Nel dettaglio, esso prevede che per i trattamenti di integrazione salariale in deroga, in caso di pagamento diretto della prestazione da parte dell’INPS, il datore di lavoro è obbligato ad inviare all’Istituto tutti i dati necessari per il pagamento dell’integrazione salariale, entro lo stesso termine previsto dal comma 6-bis per il conguaglio o la richiesta di rimborso, sempre secondo le modalità specificamente stabilite dall’INPS.

 

Termine decadenziale

Ma cosa prevede il comma 6-bis? Tale comma prevede che il conguaglio o la richiesta di rimborso delle integrazioni corrisposte ai lavoratori debbano essere effettuati, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla fine del periodo di paga in corso:

  1. alla scadenza del termine di durata della concessione;
  2. dalla data del provvedimento di concessione, se successivo.

Considerata la “peculiarità del flusso di gestione della cassa integrazione in deroga”, l’INPS ha precisato con la Circolare n. 56 del 29 marzo 2016, che il termine per procedere al conguaglio decorre dalla data di emissione del provvedimento di autorizzazione del trattamento da parte dell’Istituto.

Scaduto tale arco di tempo, sarà il datore di lavoro inadempiente a dover corrispondere non solo il pagamento della prestazione ma anche gli oneri ad essa connessi.

 

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