Senza autorizzazione della procura, l'accertamento per accesso a locali abitativi è nullo

La mancanza di autorizzazione del Procuratore della Repubblica rende nullo l’accertamento emanato dall’ufficio finanziario a seguito di accesso nei locali abitativi del contribuente. Pertanto, l’apertura di una borsa chiusa durante l’accesso e l’acquisizione di documenti custoditi in una scatola senza esibizione della prescritta autorizzazione, rendono illegittimo l’accertamento. Vediamo la normativa e la giurisprudenza di riferimento del caso preso in esame.

Accertamento TributarioLa mancanza di autorizzazione del Procuratore della Repubblica rende nullo l’accertamento emanato dall’ufficio finanziario a seguito di accesso nei locali abitativi del contribuente. Pertanto, l’apertura di una borsa chiusa durante l’accesso e l’acquisizione di documenti custoditi in una scatola senza esibizione della prescritta autorizzazione, rendono illegittimo l’accertamento (Cass. 10275/2916). 

Vediamo la normativa e la giurisprudenza di riferimento del caso preso in esame.

Accessi, ispezioni, verifiche: normativa

Le norme che regolano gli accessi, ispezioni, verificazioni sono contenute nell’art. 52 del Dpr n. 633/1972 relativo all’Iva, applicabile anche alle imposte dirette con il rinvio indicato nell’art. 33, comma 1, del Dpr n. 600/1973.

L’art. 52 del Dpr n. 633/1972 dispone che gli impiegati dell’amministrazione finanziaria possono accedere nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali, per compiere ispezioni documentali, verifiche ed ogni altro rilievo utile per l’accertamento delle imposte e per la repressione dell’evasione.

Il successivo terzo comma del medesimo art. 52, prevede che è sempre necessaria l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale territorialmente competente per procedere all’apertura coattiva di pieghi sigillati, borse, casseforti, mobili e ripostigli.

Conseguentemente, allorquando durante le operazioni di accesso si presenti la necessità di aprire cassetti o armadi chiusi a chiave, borse o casseforti sigillate senza che il contribuente vi presti il consenso, i verificatori dovranno assumere contatti tempestivi con l’autorità giudiziaria, adottando opportune misure conservative nelle more dell’ottenimento del prescritto provvedimento autorizzatorio .

Pertanto, è da ritenere che l’apertura di borse, armadi e simili nel corso della verifica fiscale, in assenza di richiesta di esplicito consenso dell’interessato, deve essere preventivamente autorizzata dall’autorità giudiziaria secondo la normativa sopra indicata.

L’accesso in locali adibiti, oltre che all’esercizio di attività economiche, agricole e professionali, anche ad abitazione, è consentito ai fini dell’Iva, dall’articolo 52, primo comma, penultimo periodo, del Dpr n. 633/72 e, ai fini delle imposte sui redditi, dall’articolo 33, primo comma, del Dpr n. 600/73, su autorizzazione del Procuratore della Repubblica territorialmente competente, oltre che sulla base di apposito ordine di accesso. In tal caso, le vigenti disposizioni non richiedono la sussistenza di «gravi indizi di evasione», come invece avviene per gli accessi in luoghi destinati, in via esclusiva, ad abitazione privata.

Perché un immobile possa essere qualificato come “promiscuo”, tuttavia, è necessario che il contribuente, imprenditore o professionista, vi abbia stabilito il centro effettivo della vita intima e privata propria e familiare, risultando insufficiente la mera predisposizione di alcuni vani o spazi dell’immobile per il saltuario pernottamento, la consumazione di pasti ovvero la mera dichiarazione dell’interessato non suffragata da evidenze esteriori.

Accesso a locali abitativi: il caso

Il contribuente ha impugnato l’avviso di accertamento con cui l’Agenzia delle entrate aveva rettificato la dichiarazione Iva per l’anno 1994, a seguito di una verifica della Guardia di Finanza. durante la quale era stata rinvenuta documentazione extracontabile che aveva permesso di ricostruire l’attività svolta. In particolare, la Guardia di Finanza aveva raccolto delle informazioni accedendo, senza autorizzazione, in locali diversi da quelli destinati ad attività commerciale (tra cui l’abitazione) e acquisito delle prove in violazione della normativa, aprendo una borsa chiusa che conteneva una documentazione parallela.

La Commissione tributaria di primo grado ha accolto il ricorso del contribuente negando il valore probatorio della documentazione trovata; l’appello dell’ufficio…

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