Sospensione del rimborso: un caso di provvedimento cautelare

Sospensione del rimborso: un caso di provvedimento cautelarePREMESSA

Premesso, che l’efficacia esecutiva non postula il passaggio in giudicato della sentenza, l’esecutività va intesa come espressione e conseguenza immediata dell’operatività della pronuncia, anche prima della formazione del giudicato formale.

L’esecutività, espressione d’imperatività o di capacità di produrre effetti, comporta per il Fisco il divieto di emanare atti consequenziali o conformativi a quelli annullati (es. nuovo e ripetitivo diniego di rimborso) ed impone, altresì, che si ponga in essere un’attività positiva (es. atto di rimborso) satisfattiva della pretesa del contribuente.

L’esecutività riguarda le sentenze aventi ad oggetto l’impugnazione di un atto impositivo, ovvero un’azione di restituzione di tributi in favore del contribuente, le controversie, quali ad esempio quelle sulla qualifica di ONLUS, ovvero su esenzioni fiscali, sulle rendite catastali, ecc…

Le sentenze dei giudici tributari sono equiparate, quanto alla immediatezza dei loro effetti, a quelle emesse dalla magistratura ordinaria e amministrativa. Sussiste l’obbligo di eseguire – senza se e senza ma – le sentenze favorevoli al contribuente; l’Amministrazione finanziaria ha l’obbligo di dare esecuzione alle sentenze del giudice tributario, e quest’obbligo ha una vera e propria natura istituzionale.

Con la conseguente possibilità che la Amministrazione renitente sia condannata al risarcimento del danno. Risponde ad un equo bilanciamento degli interessi contrapposti rendere disponibile la somma del rimborso IVA sospeso in via cautelare e provvisoria a fronte dell’annullamento ancorché non ancora irretrattabile dell’avviso di accertamento che costituisce il presupposto di base.

Ne deriva che la soluzione non può che essere, anche sotto il profilo di un giusto contemperamento degli interessi in conflitto, quella del pieno adeguamento dello strumento cautelare alla statuizione del giudice. In definitiva, la sospensione del rimborso IVA costituisce misura cautelare posta a garanzia del credito erariale, la cui legittimità dipende pur sempre da quella dell’atto impositivo presupposto, che ne è il titolo fondante: ne deriva che, qualora intervenga una sentenza, anche se non passata in giudicato, del giudice tributario che annulla, in tutto o in parte, tale atto presupposto, l’ente impositore ha l’obbligo di agire in conformità alla statuizione giudiziale, adottando i

SVILUPPI

La Corte di Cassazione (Sesta Sezione – T) con la sentenza n. 13548/15 ha chiarito che è impugnabile la comunicazione con la quale l’Agenzia delle Entrate, subordina il rimborso di un credito iva, al pagamento dei debiti pendenti, alla prestazione di idonea garanzia o all’autorizzazione alla compensazione dei crediti con i debiti, e che differisca l’esecuzione del rimborso (nello stesso senso Cass. civ. Sez. VI – 5 Ordinanza, 29.9.2016, n. 19335).

L’art. 23 del d.lgs. 472/1997 stabilisce che “1. Nei casi in cui l’autore della violazione o i soggetti obbligati in solido, vantano un credito nei confronti dell’amministrazione finanziaria, il pagamento può essere sospeso se è stato notificato atto di contestazione o di irrogazione della sanzione o provvedimento con il quale vengono accertati maggiori tributi, ancorché non definitivi. La sospensione opera nei limiti di tutti gli importi dovuti in base all’atto o alla decisione della commissione tributaria ovvero dalla decisione di altro organo”.

Benché il testo vigente risulti da modifica normativa successiva all’atto impugnato (il D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158, come modificato dalla L. 28 dicembre 2015, n. 208, ha disposto (con l’art. 32, comma 1) che le modifiche alla norma si applicano a decorrere dal 1 gennaio 2016), si tratta di modifica normativa che ha carattere meramente interpretativo in quanto conforma la norma ai caratteri propri dell’ordinamento, e, di conseguenza, ha carattere retroattivo.In merito la giurisprudenza…

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