Maternità per professioniste che rientrano dall’estero

Maternità per professioniste che rientrano dall’estero: chiarimenti sulla base di calcoloCi sono novità per quanto riguarda l’indennità di maternità per lavoratrici libere professioniste di cui all’articolo 70 del D.Lgs. n. 151/2001 e ss.mm., ossia per le libere professioniste iscritte ad un ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza: le novità riguardano il caso dell’indennità di maternità corrisposta nei confronti delle lavoratrici libere professioniste che rientrano in Italia dopo aver svolto continuativamente un’attività lavorativa o aver conseguito un titolo di studio all’estero, per le quali sono previsti degli incentivi fiscali sotto forma di minore imponibilità del reddito.

L’interpello n. 4 del Ministero del Lavoro

La richiesta di Interpello avanzata da parte del Consiglio Nazionale degli Ingegneri a cui è stata data risposta nel mese di maggio chiedeva in sostanza se “con la locuzione “reddito professionale” fosse da intendersi l’intero reddito professionale percepito dalla libera professionista, oppure, in relazione al caso di specie, ci si debba riferire allo stesso, ma in termini ridotti ai sensi, rispettivamente, della legge n. 238/2010 e dell’articolo 16 del d.lgs. n. 147/2015, entrambi recanti incentivi fiscali – comportanti una riduzione della base imponibile ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche – per i lavoratori dipendenti od autonomi, cittadini dell’Unione europea, che rientrino in Italia dall’estero”.

Il Ministero del Lavoro aveva risposto lo scorso 29 maggio 2018 con Interpello n. 4/2018 sostenendo che la base di calcolo ai fini della determinazione dell’indennità di maternità spettante alla stessa (in caso di rientro in Italia) dovesse essere individuata nel reddito professionale determinato in misura ridotta ex Legge n. 238/2010 e articolo 16 del D.Lgs. n. 147/2015.

Cambio di rotta con l’Interpello n. 7/2018

Di fatto, nemmeno sei mesi più tardi, tale opinione ministeriale è stata completamente ribaltata e sostituita lo scorso 12 dicembre 2018 con Interpello n. 7/2018 del Ministero del Lavoro, il quale ha fornito una nuova interpretazione della disciplina sull’indennità di maternità per le lavoratrici libere professioniste. Infatti, esso risponde nuovamente al Consiglio Nazionale degli Ingegneri fornendo lumi con riferimento alla base di calcolo del reddito della libera professionista rientrata dall’estero.

Innanzitutto bisogna specificare che l’articolo 70, comma 2, D.Lgs. n. 151/2001 ha previsto che la libera professionista ha il diritto di ricevere un’indennità di maternità pari all’80% di 5 dodicesimi “del solo reddito professionale percepito e denunciato ai fini fiscali come reddito da lavoro autonomo nel secondo anno precedente a quello dell’evento, e che questo avviene anche nel caso in cui la libera professionista rientri in Italia dopo aver svolto continuativamente un’attività lavorativa ovvero abbia conseguito un titolo di studio all’estero.

Il Consiglio Nazionale ha così chiesto come debba essere intesa la locuzione “reddito professionale”, e cioè se esso debba essere inteso come:

  1. intero reddito professionale percepito dalla libera professionista;
  2. reddito di cui alla L. n. 238/2010 e all’articolo 16 del D.Lgs. n. 147/2015, i quali comportano una riduzione della base imponibile ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche per i lavoratori dipendenti autonomi cittadini dell’Unione Europea che rientrano in Italia dall’estero.

Prima di ogni cosa il Ministero ha analizzato la ratio sottesa ai riferimenti normativi, tra i quali:

  • l’articolo 70 del D.Lgs. n. 151/2001, il quale rientra in un contesto più ampio della tutela della maternità e della paternità; esso comporta infatti la possibilità per la madre libera professionista iscritta ad un ente che gestisce una forma obbligatoria di previdenza, un’indennità per i due mesi antecedenti e i tre successivi al parto.

Il comma 2 di tale articolo stabilisce poi nello specifico che la misura di tale indennità deve…

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