Previdenza 2018: l'APE aziendale

ape aziendale1.3 APE aziendale

1.3.1 Premessa

I lavoratori (art. 1, cc. 166, e ss. della L. 232/2016) che intendono accedere alla pensione anticipando di ben 3 anni e 7 mesi l’attuale requisito anagrafico per il trattamento pensionistico di vecchiaia, pari a 67 anni (al 31 dicembre 2021) possono avvalersi della nuova flessibilità pensionistica denominata APE volontario (prestito corrisposto a quote mensili per 12 mensilità a un soggetto in possesso dei relativi requisiti pensionistici – vedere anche INPS, circ. 28/2018), oppure possono accedere all’APE anche oltre tale data avvalendosi del finanziamento supplementare pari ai mesi corrispondenti all’eventuale incremento alla speranza di vita dal 2022. Accedere a detta flessibilità comporta, per il lavoratore, l’accollarsi i costi dal prestito bancario, che vengono attenuati parzialmente dal credito d’imposta generato dai premi assicurativi e dagli interessi sul medesimo prestito.

Il prestito dovrà poi essere restituito a rate attraverso una trattenuta mensile dalla pensione ventennale (per il dettaglio si rinvia ai capitoli dedicati del presente volume).

La legge di bilancio 2017 ha, altresì, previsto che il lavoratore possa accordarsi con il datore di lavoro affinché sia quest’ultimo a sostenere, totalmente o parzialmente i costi dell’anticipo, anche attraverso gli enti bilaterali oppure i fondi di solidarietà (fondi di solidarietà negoziali e alternativi – artt. 26 e 27 del D.Lgs. 148/2015) incrementando il montante contributivo individuale del lavoratore che accede all’APE versando all’INPS in un’unica soluzione, alla scadenza indicata, un contributo non inferiore, per ciascun anno o frazione di anno di anticipo rispetto alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia. Si parla in questo caso di “APE aziendale”.

Anche in presenza del citato accordo, il lavoratore, al momento della liquidazione della pensione, si vedrà trattenere, dalla pensione stessa, la rata mensile prevista dalla norma per aver aderito all’APE volontario. Questa penalizzazione verrà parzialmente compensata dalla quota di pensione aggiuntiva derivante dal versamento contributivo effettuato dall’azienda.

Questa operazione rappresenta un’opportunità anche per il datore di lavoro. Più precisamente, come ricordato anche dall’INPS con la circolare 13 febbraio 2018, n. 28, con la quale sono state fornite le istruzioni operative, al datore di lavoro viene fornito un ulteriore mezzo di gestione degli esuberi di personale, che si va ad aggiungere alle altre modalità di pensionamento anticipato regolamentate dalla normativa vigente, in particolare all’isopensione prevista dall’art. 4, c. 1, L. 92/2012, e successive modificazioni, di cui si dirà più avanti.

Opportunità che può essere utilizzata sia nell’accordo individuale sia nelle procedure dei licenziamenti collettivi, in tale caso acquisendo il consenso dei lavoratori interessati (così come precisato anche per la gestione dei lavoratori anziani regolamentata dalla sopra citata legge Fornero).

Art. 1, c. 172, L. 232/2016

I datori di lavoro del settore privato del richiedente, gli enti bilaterali o i fondi di solidarietà di cui agli articoli 26 e 27 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, possono, previo accordo individuale con il lavoratore, incrementare il montante contributivo individuale maturato da quest’ultimo, versando all’INPS in un’unica soluzione, alla scadenza prevista per il pagamento dei contributi del mese di eroga- zione della prima mensilità dell’APE, un contributo non inferiore, per ciascun anno o frazione di anno di anticipo rispetto alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, all’importo determinato ai sensi dell’articolo 7 del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184.

Al contributo di cui al periodo precedente si applicano le disposizioni sanzionatorie e di riscossione previste dall’articolo 116, comma 8, lettera a), della legge 23…

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