Credito di imposta ricerca e sviluppo: chiarimenti dalle Entrate in caso di operazioni straordinarie

Con un documento di prassi l’Agenzia delle Entrate tratta in modo organico le questioni concernenti i riflessi delle diverse operazioni di riorganizzazione aziendale sull’applicazione del credito di imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo; in particolare, con il presente documento di prassi vengono indicati i principi di carattere generale sulla base dei quali sono fornite, per ciascuna operazione straordinaria (principalmente, fusioni, scissioni e conferimenti di azienda o di rami aziendali), specifiche e motivate regole di calcolo del credito di imposta.

Con la circolare n. 10/E, del 16 maggio 2018, l’Agenzia delle Entrate d’intesa con il Ministero dello Sviluppo Economico – MISE -, ha emanato il documento dal titolo “Credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo – Problematiche applicative in presenza di operazioni straordinarie”; con tale documento i tecnici delle Entrate e del MISE analizzano come il credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo si possa applicare anche nelle operazioni societarie straordinarie.
Costi di ricerca e sviluppo: cenni 
Il credito di imposta per ricerca e sviluppo ha subito nel corso di questi anni una serie importante di modifiche, rispetto al testo iniziale approvato, che è piuttosto complesso riuscire ad avere un quadro completo della normativa di riferimento. La prima importante modifica è intervenuta con la legge di Stabilità 2015 (articolo 1, comma 35, della legge 23 dicembre 2014, n. 190) che ha integralmente sostituito la norma introduttiva del credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo (l’articolo 3, del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145 convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, noto come “decreto Destinazione Italia”).
Il ricorso a strumenti di natura fiscale al fine di incentivare gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo non rappresenta una novità nell’ordinamento italiano ed il legislatore, con l’introduzione di un credito di imposta in favore dei soggetti che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo nel decreto Destinazione Italia del dicembre 2013, era già tornato a promuovere l’innovazione attraverso lo strumento dell’incentivo fiscale.
La misura introdotta nel 2013, non ha trovato attuazione per mancanza di copertura finanziaria; proprio per questo è stata modificata dalla legge di Stabilità per il 2015 e resa più efficace nell’incentivare sia:

gli investimenti;
l’occupazione di personale con un profilo professionale qualificato.

La legge di Stabilità 2015 modifica la misura dell’agevolazione:

estende il periodo di applicazione della stessa;
amplia la platea dei beneficiari e le categorie di spese agevolabili;
facilita le modalità di accesso al beneficio.

Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico del 27 maggio 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 174, del 29 luglio 2015 (cd. decreto attuativo), sono state adottate le disposizioni applicative necessarie al pieno funzionamento dell’incentivo, nonché le modalità di verifica e controllo dell’effettività delle spese sostenute, le cause di decadenza e revoca del beneficio e le modalità di restituzione in caso di fruizione indebita.
La normativa iniziale (articolo 3, del Decreto Legge n. 145 del 2013), prima delle modifiche intervenute, aveva istituito un credito di imposta a favore delle imprese che investivano in attività di ricerca e sviluppo, nel limite complessivo di 600 milioni di euro per il triennio 2014-2016, a valere sulla proposta nazionale relativa alla programmazione 2014-2020 dei fondi strutturali comunitari.
In sintesi, la misura prevedeva un credito di imposta pari al 50 per cento delle spese incrementali (rispetto all’anno precedente) sostenute dalle imprese con fatturato annuo inferiore a 500 milioni di euro, con un’agevolazione massima annuale di 2…

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