Indennità di maternità per adozioni e affidamenti: vale anche se il minore ha più di 6 anni

In considerazione delle modifiche intervenute nel corso degli ultimi anni in materia di maternità/paternità all’interno del D.Lgs. n. 151/2001, l’INPS ha ritenuto – con Circolare n. 66 del 20 aprile scorso – di fornire delucidazioni in relazione all’indennità di maternità/paternità in caso di adozione e affidamento preadottivo per gli iscritti in via esclusiva alla Gestione Separata, segnalando che la fruizione, a partire dal 20 aprile 2016 non è vincolata all’età del minore e che potrà essere fruita anche per periodi all’estero volti a favorire l’incontro con il minore.

Congedo e indennità di maternità

I lavoratori, nel corso della loro vita professionale, ai sensi del D.Lgs. n. 151/2001 (cd. Testo Unico maternità/paternità) hanno una tutela stabilità per legge, definita come congedo di maternità: tale Testo Unico, prevede una disciplina di supporto nei confronti non solo delle lavoratrici ma anche dei lavoratori, con riferimento ai periodi di maternità/paternità di figli naturali, adottivi o ancora in affidamento, così come di sostegno economico alla maternità ma anche alla paternità. Tale possibilità è garantita ad esempio nei confronti di lavoratrici dipendenti assicurate presso l’INPS, lavoratrici agricole, lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari quali colf e badanti (purché con almeno 26 contributi settimanali nell’anno precedente l’inizio del congedo di maternità, oppure 52 contributi settimanali nei 2 anni precedenti l’inizio del congedo), lavoratrici a domicilio, LSU o APU, apprendiste, operaie, impiegate e dirigenti aventi un rapporto di lavoro in corso alla data di inizio del congedo, ma anche alle disoccupate o sospese (purché: a – il congedo di maternità sia essere iniziato entro 60 giorni dall’ultimo giorno di lavoro; b – il congedo di maternità sia iniziato oltre i predetti 60 giorni ma sussiste il diritto all’indennità di disoccupazione o mobilità oppure la cassa integrazione). Il congedo spetta inoltre anche per le lavoratrici iscritte alla Gestione Separata. In cosa consiste il congedo di maternità? Esso consiste in un periodo di tempo di astensione dal lavoro nei confronti della lavoratrice, pari a 5 mesi, frazionabili tra il periodo antecedente e successivo al parto, con conseguente ottenimento della relativa indennità di maternità corrisposta dall’INPS per l’80% della retribuzione, salvo che i relativi contratti collettivi non prevedano l’integrazione al 100% dell’indennità da parte del datore di lavoro.

Indennità di paternità

Ci sono altresì dei casi in cui l’indennità di maternità può essere erogata nei confronti del padre, divenendo così “indennità di paternità”, e in particolare ciò può avvenire in caso di:

  • morte o grave infermità della madre;
  • abbandono del figlio da parte della madre;
  • affidamento esclusivo del figlio al padre (art. 155 bis cod. civ.);
  • solo in caso di adozione o affidamento di minori: nel caso di rinuncia totale o parziale al congedo di maternità spettante, da parte della madre lavoratrice.

Indennità in caso di adozione e affidamento

Quanto detto finora non si riduce solamente alla casistica riguardante i genitori naturali, ma si estende anche nei confronti dei soggetti lavoratori, interessati da casi di adozione ovvero affidamento preadottivo.

Per comprendere meglio è necessario partire dall’iter legislativo, che con il D.Lgs. n. 80/2015, ha apportato delle modifiche al Decreto Legislativo n. 151/2001, anche con riferimento alle disposizioni riguardanti lavoratori e lavoratrici iscritti alla Gestione Separata: in particolare, l’articolo 13 del D.Lgs. n. 80/2015 ha introdotto in tale Testo Unico gli articoli 64-bis 64-ter in materia di adozione e affidamenti, oltre che di “automaticità delle prestazioni” stabilendo in particolar modo che: “in caso di adozione, nazionale o internazionale, alle lavoratrici di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n….

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