Il caso dell'appello sottoscritto dal contribuente

prendendo spunto da una sentenza di Cassazione, analizziamo l’ammissibilità degli atti processuali sottoscritti dal solo contribuente in violazione dell’obbligo di assistenza tecnica

La problematica

Come si ricorderà, era ritornata all’attenzione dei protagonisti del processo tributario la questione dell’ ammissibilità degli atti processuali sottoscritti dal solo contribuente in violazione dell’obbligo di assistenza tecnica, individuato dal combinato disposto di cui all’art. 12, commi 2 e 5, D.Lgs. n. 546/1992 (vigente ratione temporis fino al 31.12.2015) e oggi operativo per le liti di valore superiore ai tremila euro[1].

Il tema si era spostato sulla ammissibilità dell’atto di appello sottoscritto dal solo contribuente, attesa la pacificità della inammissibilità del ricorso introduttivo dell’intero giudizio solo qualora non vi sia osservanza – da parte del contribuente – dell’ ordine, che la stessa commissione è tenuta ad emettere, di munirsi di uno degli assistenti tecnici indicati dal predetto art. 12, come indicato dalla “storica” decisione n. 189/2000 della Consulta.

Aveva rinvigorito la disputa il rinvio alle Sezioni Unite, operato dalla quinta sezione della Cassazione (ord. n. 10080 del 21.4.2017) dopo che la stessa era stata chiamata ad esaminare la fattispecie di un appello sottoscritto solo dal legale rappresentante di una società, cioè di una impugnazione della sentenza provinciale interposta alla commissione tributaria regionale competente priva del conferimento di mandato ad litem ad un professionista compreso nell’elenco di cui all’art. 12 D.Lgs n. 546/92 citato.

In  particolare, la problematica rimessa al vaglio delle Sezioni Unite riguardava anche la possibilità (o meno) della commissione tributaria regionale adìta di pronunciare tale vizio senza il previo invito alla parte a munirsi di detta assistenza; le norme poste in gioco, grazie al rinvio degli artt. 53 e 61 D.Lgs n.546/92, erano l’art. 18, comma 3 stesso Decreto (disposizione che riferisce sulla sottoscrizione dell’atto introduttivo), che a sua volta rinvia all’art. 12, comma 5[2], ove l’ interpretazione costituzionalmente adeguata di queste ultime due norme[3], fornita dalla Consulta (ord. n. 189/2000) comporta che l’inammissibilità del ricorso alla commissione tributaria provinciale “scatta” in conseguenza non della mera mancata sottoscrizione da parte di un difensore abilitato ma soltanto dell’omessa esecuzione dell’ordine del giudice alla parte di munirsi dell’assistenza tecnica.

Il rinvio della tematica alle Sezioni Unite, con l’ord. n. 10080/2017, si rendeva necessario per la presenza di un contrasto giurisprudenziale, poiché all’indirizzo più garantista (cass. n. 21459/2009[4]), se ne opponeva un altro che riteneva obbligatorio l’ordine della commissione adìto solo per il giudizio di prime cure visto che “il tenore letterale dell’art. 12 cit., comprendeva la proposizione delle controversie, e non la prosecuzione dei giudizi”; tale ultima tesi affermava, pertanto, il principio secondo cui il descritto obbligo del giudice doveva ritenersi sussistente solo nell’ipotesi in cui la parte fosse “ab initio” sfornita di assistenza tecnica; così, quindi, si escludeva che nel giudizio di secondo grado l’ordine del giudice di provvedere a nominare un difensore dovesse essere reiterato, con la conseguente inammissibilità dell’appello una volta attesa la riferibilità di quello impartito in prime cure all’intero giudizio (ex plurimis Cass. n. 20929/2013).

La questione – che involgeva sostanzialmente la discussione se l’obbligo di munirsi di difesa tecnica, quale “patrimonio” indiscusso dei collegi provinciali, fosse estensibile (o meno) al giudice tributario regionale – era arricchita da un “dubbio nel dubbio” poiché sulla tesi affermativa – intesa ad ammettere l’ordine di provvedere al patrocinio – gravava il problema della reiterabilità (o meno) dell’avvertimento de quo, da parte della commissione regionale, dopo il positivo esito del medesimo invito formulato per opera del giudice di prime cure.

 

La soluzione delle Sezioni Unite

Ebbene, la sentenza n….

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