Fallimento e riparto delle somme: la formazione delle masse

1. PREMESSA

Il procedimento di ripartizione dell’attivo in ambito fallimentare può essere inquadrato come un’operazione contabile-giuridica finalizzata ad individuare la parte del ricavato dell’attivo da assegnare ai singoli creditori concorrenti, nonché l’ordine di “preferenza” da seguire all’interno del concorso fallimentare.

Soggetto investito del compito di promuovere la ripartizione dell’attivo (riparto parziale o totale) è il curatore che vi provvede mediante la presentazione del prospetto delle somme disponibili e del progetto di ripartizione di tali somme. In tale prospettiva, il ruolo del G.D. è un ruolo marginale e non di impulso potendo, questi, semplicemente ordinare il deposito in cancelleria del piano di riparto ma non intervenire con modifiche allo stesso.

Lo scopo della ripartizione dell’attivo è quello di concretizzare la soddisfazione dei crediti, i cui crediti sono stati accertati in occasione delle verifiche di ammissione allo stato passivo.
Ovviamente la fase di “ripartizione dell’attivo” ha carattere “eventuale” potendo il procedimento chiudersi anche per “mancanza o insufficienza di attivo”.

2. PROCEDIMENTO DI RIPARTO: LE FASI

Secondo quanto disposto dall’art. L.F., il curatore, ogni quattro mesi a decorrere dalla data del decreto che ha reso esecutivo lo stato passivo (ovvero del diverso termine assegnato dal Giudice Delegato) deve:
1) predisporre un prospetto delle somme disponibile;
2) accantonare una parte delle somme disponibili per le spese della procedura;
3) redigere un progetto di ripartizione delle somme disponibili.

Prima fase: il prospetto delle somme disponibili

Per prima cosa, il curatore deve redigere un “prospetto delle somme disponibili”, in modo da avere una base di partenza per poter poi procedere al riparto. La predisposizione del prospetto delle somme disponibili ha il fine di “rendicontare” gli importi che sarà poi possibile distribuire.

Seconda fase: l’accantonamento delle spese di procedura

Una volta definite le somme disponibili, il curatore deve procedere all’accantonamento di taluni somme che potranno servire per coprire le spese di procedura. In particolare, nei riparti parziali le somme distribuibili non possono superare l’80% delle somme al momento disponibili; la differenza deve, infatti, costituire una riserva per far fronte ad eventuali imprevisti che potrebbero insorgere nel corso della procedura.

Infatti, in presenza dei riparti parziali, il curatore fallimentare dovrà sempre valutare di fare degli opportuni accantonamenti per far fronte ad eventuali rischi relativi:
ai creditori ammessi con riserva;
ai creditori opponenti in favore dei quali sono state disposte misure cautelari;
ai creditori opponenti la cui domanda è stata accolta ma la sentenza non è passata in giudicato;
ai creditori nei cui confronti sono stati proposti giudizi di impugnazione o di revocazione.
Oltre a tali somme, il curatore deve aver cura di accantonare anche gli importi che ritiene necessari per spese future, quali le somme per l’estinzione dei conti correnti della procedura, ed ogni altro debito di natura prededucibile.

Continua nel PDF —.>

Per altri articoli sulle procedure concorsuali clicca qui

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it