Confisca allargata antimafia e proventi da evasione fiscale

Nella Gazzetta Ufficiale S.O. n. 258, in data 4 novembre 2017, è stata pubblicata la Legge n. 161, in data 17 ottobre 2017, in vigore dal 19 novembre 2017, contenente rilevanti modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, al codice penale e alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale.

Le integrazioni normative apportate

– oltre ad ampliare notevolmente l’ambito soggettivo di applicazione delle misure di prevenzione personale e patrimoniale antimafia, includendo, tra i destinatari di cui all’art.4, anche gli indiziati dei reati di cui agli artt. 418 c.p. (“Assistenza agli associati”), 612-bis c.p. (“Atti persecutori”), 640-bis c.p. (“Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche”), 416 c.p. (“Associazione per delinquere”) finalizzato alla commissione di taluno dei delitti di cui agli artt. 314, co. 1, c.p. (“Peculato”), 316 c.p. (“Peculato mediante profitto dell’errore altrui”), 316-bis c.p. (“Malversazione a danno dello Stato”), 316-ter c.p. (“Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato”), 317 c.p. (“Concussione”), 318 c.p. (“Corruzione per l’esercizio della funzione”), 319 c.p. (“Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio”), 319-ter c.p. (“Corruzione in atti giudiziari”), 319-quater c.p. (“Induzione indebita a dare o promettere utilità”), 320 c.p. (“Corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio”), 321 c.p. (“Pene per il corruttore”), 322 c.p. (“Istigazione alla corruzione”) e 322-bis c.p. (“Peculato, concussione, induzione indebita dare o promettere utilità, corruzione e istigazione alla corruzione di membri degli organi delle Comunità europee e di funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri”) e 51, co. 3-quater c.p.p. (delitti consumati o tentati con finalità di terrorismo) –

hanno inoltre statuito che i proventi da evasione fiscale non possono essere utilizzati quale giustificazione della legittima provenienza dei beni da parte dell’individuo sottoposto ad un provvedimento di sequestro o confisca:
 ai sensi degli artt. 20 e 24 del D.Lgs. n. 159/2011 (misura di prevenzione patrimoniale);
 ai sensi dell’art. 12 sexies del D.L. 8 giugno 1992 n. 306, convertito nella legge 7 agosto 1992 n. 356 (c.d. “confisca per sproporzione o allargata”).

In estrema sintesi, la rilevante modifica normativa nel prevedere, per entrambi gli istituti, che il proposto (nel caso di misura di prevenzione di cui al D.Lgs. n. 159/2011) ovvero il condannato (nel caso di confisca per sproporzione di cui all’art. 12 sexies) non può giustificare la legittima provenienza dei beni sul presupposto che il denaro utilizzato per acquistarli sia provento o reimpiego dell’evasione fiscale elimina, al riguardo, la divergenza interpretativa ed applicativa che si era verificata in ragione della diversa natura e della differente ratio legis sottesa alle due distinte ipotesi di provvedimento cautelare reale.

Come ben noto, infatti, le disposizioni contenute nel Codice Antimafia (con riguardo alla platea di soggetti indicati agli artt. 1, 4 e 16, c. 1, lett. b) (nota 1) prevedono (artt. 20 e 24) che il tribunale, anche d’ufficio, con decreto motivato, ordina il sequestro ovvero la confisca dei beni dei quali la persona nei cui confronti è stata presentata la proposta di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale risulta poter disporre, direttamente o indirettamente, quando il loro valore risulta sproporzionato al reddito dichiarato o all’attività economica svolta ovvero quando, sulla base di sufficienti indizi, si ha motivo di ritenere che gli stessi siano il frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego.

Con riguardo, invece, alle particolari ipotesi di confisca per il contrasto alla criminalità mafiosa, l’art. 12 sexies del D.L. n. 306/1992,…

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