La decadenza da un termine processuale e la rimessione in termini

la rimessione in termini richiede la dimostrazione che la decadenza sia stata determinata da una causa non imputabile alla parte, perché cagionata da un fattore estraneo alla sua volontà; analisi di alcune pronunce giurisprudenziali sull’argomento

La rimessione in termini, tanto nella versione prevista dall’art. 184-bis c.p.c. che in quella di più ampia portata contenuta nell’art. 153, secondo coma, c.p.c., come novellato dalla legge 18 giugno 2009 n. 69, richiede la dimostrazione che la decadenza sia stata determinata da una causa non imputabile alla parte, perché cagionata da un fattore estraneo alla sua volontà.

Di contro, nella specie l’inerzia è dipesa dalla convinzione soggettiva della parte circa l’applicabilità alla sospensione del termine ex art. 6 c. 3, del d.lgs n. 218 del 1997 di una norma (l’art. 155, c. 4, c.p.c.) dettata per disciplinare situazioni del tutto diverse( proroga di diritto al successivo giorno non festivo). Tale assunto è stato precisato dalla Corte di Cassazione con la sentenza del 29 settembre 2017, n. 22878; con conseguente declaratoria di inammissibilità, per tardività, dei ricorsi introduttivi proposti da un contribuente contro gli avvisi di accertamento per gli anni 2002, 2003 e 2004.

Vicenda

In pendenza del termine per l’impugnativa degli avvisi di accertamento, un contribuente ha presentato il 13 novembre 2007, istanza di accertamento per adesione; da tale giorno ha avuto inizio la decorrenza del periodo di 90 giorni di sospensione del termine di impugnazione degli atti impositivi (art. 6, comma 3, del d.lgs n. 218 del 1997).

Secondo il giudice del gravame l’ulteriore decorso, è ripreso l’11 febbraio 2008, essendo il 10 febbraio 2008 l’ultimo giorno del periodo di sospensione. Secondo la contribuente, viceversa ,essendo tale ultimo giorno festivo, la fine del periodo di sospensione doveva prorogarsi al giorno successivo non festivo ai sensi dell’art. 155, c. 4, c.p.c., con conseguente proroga della scadenza del termine per proporre l’impugnazione dal 12 febbraio 2008 al successivo giorno 13 febbraio 2008, quando i ricorsi sono stati proposti. Il giudice del gravame ha ritenuto inapplicabile al termine di sospensione relativo alla procedura di accertamento per adesione, scadente in giorno festivo, il principio della proroga di diritto al successivo giorno non festivo di cui all’art. 155 c. 4, c.p.c.; esso ha ritenuto che il termine ultimo per l’impugnazione dell’avviso era il 12 febbraio 2008 e non il successivo 13 gennaio 2008,a nulla rilevando che il giorno 12 febbraio 2008 era ricaduto in un giorno festivo. La CTR ha ritenuto tardivo il ricorso, ma non ne ha tratto la conseguenza della decadenza dalla impugnazione, avendo ritenuto che vi erano i presupposti della rimessione in termini ex articolo 153 cpc.

Pronuncia

Gli Ermellini, con la pronuncia citata, respingendo il ricorso incidentale del contribuente, hanno puntualizzato quanto segue. Non si tratta qui di disconoscere il (pacifico) carattere di principio generale della proroga della scadenza di un termine che cade in giorno festivo al successivo giorno non festivo, di cui all’art. 155, c. 4 , c.p.c., e all’art. 2963, c. 3, c.c., ma di circoscriverne l’applicabilità in termini coerenti con il contenuto e la ratio del principio, che attiene alla scadenza di un termine, mentre nel caso in esame il problema riguarda l’inizio del decorso del termine o dell’ulteriore decorso alla fine di un periodo di sospensione.

Ex art. 6, c. 3, del d.lgs n. 218 del 1997: “il termine per l’impugnazione indicata al comma 2 e quello per il pagamento dell’imposta sul valore aggiunto accertata, indicato nell’articolo 60, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, sono sospesi per un periodo di novanta giorni dalla data di presentazione dell’istanza del contribuente”.

Ex art. 7-quater, comma 18 del d.l. n. 193 del 2016 quale convertito dalla legge 225 del 2016 “i termini di sospensione relativi alla procedura di accertamento con adesione si intendono cumulabili con il periodo di sospensione feriale dell’attività giurisdizionale”.

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