Videosorveglianza: credito d’imposta per i privati e modelli per autorizzazione nei luoghi di lavoro


taci1L’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha reso noto che sono stati aggiornati e pubblicati i nuovi modelli per richiedere l’autorizzazione all’installazione di impianti di videosorveglianza e di sistemi di controllo a distanza. Le aziende interessate, infatti, devono inviare tali istanze allegando la documentazione completa. L’Ispettorato evidenzia che, in mancanza degli elementi minimi richiesti, l’autorizzazione non potrà essere rilasciata.

In particolare i moduli modificati con il logo del nuovo Ispettorato sono i seguenti:

Modello INL 17 : per l’installazione di impianti audiovisivi;

Modello INL 23 : per l’installazione e utilizzo di impianti e apparecchiature di localizzazione satellitare GPS a bordo di mezzi aziendali;

Modello INL 24: per l’installazione di impianti di videosorveglianza;

Modello INL 25: per la dichiarazione sostitutiva per marca da bollo .

Ai sensi dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, i datori di lavoro possono utilizzare impianti audiovisivi e altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori solo se vi sono esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale. Tali impianti e strumenti possono essere installati previo accordo collettivo stipulato con le RSA/RSU. Qualora in azienda non vi siano RSA/RSU o non si riesca a trovare l’accordo, gli impianti e gli strumenti in questione possono essere installati previa autorizzazione delle sede territoriale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più sedi territoriali, della sede centrale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

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Al di fuori delle attività imprenditoriali la legge di stabilità 2016 aveva fissato una agevolazione fiscale alle persone fisiche “private” per le spese – sostenute nell’anno 2016 – per l’installazione di sistemi di videosorveglianza digitale o di sistemi di allarme, nonché quelle connesse ai contratti stipulati con istituti di vigilanza, dirette alla prevenzione di attività criminali. Le spese sono ammissibili al credito d’imposta a condizione che siano sostenute in relazione ad immobili non utilizzati nell’esercizio dell’attività d’impresa o di lavoro autonomo.

Per le spese relative all’immobile adibito promiscuamente all’esercizio d’impresa o di lavoro autonomo e all’uso personale o familiare del contribuente, il credito d’imposta è ridotto del 50%. L’importo complessivo dei fondi stanziati allo scopo è di 15 milioni di euro. Il MISE, con decreto del 6 dicembre 2016 sulla GU n.298 del 22-12-2016 ha definito i criteri per l’accesso al credito d’imposta relativo alle spese per impianti di allarme/videosorveglianza e per attività di vigilanza.

Il credito d’imposta viene riconosciuto solamente a favore delle persone fisiche per cui le spese in questione non devono essere sostenute nell’ambito di attività di lavoro autonomo o d’impresa. Se l’immobile per il quale vengono sostenute le spese è adibito promiscuamente all’uso personale/familiare del contribuente e all’esercizio delle attività sopra citate, il credito d’imposta viene ridotto al 50%.

Il credito d’imposta può essere utilizzato solo in compensazione per il pagamento di imposte, utilizazndo il modello F24. Ma a quanto ammonta questo credito d’imposta? E’ l’Agenzia delle entrate che stabilisce la percentuale massima del credito d’imposta che spetta a ciascun richiedente. La percentuale viene calcolata in base al rapporto tra l’ammontare delle risorse disponibili (15 milioni di euro) e l’ammontare del creedito d’imposta complessivamente richiesto da tutti i contribuenti ed è comunicata con apposito provvedimento.

22 aprile 2017

Giovanna Greco


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