Vecchio redditometro e scostamento biennale

Con l’ordinanza n. 14405 del 16 giugno 2016, depositata il 14 luglio 2016, la Corte di Cassazione ha affermato che lo scostamento biennale, necessario per la legittimità del vecchio accertamento sintetico, non comporta la nullità dell’accertamento relativo al secondo periodo d’imposta, qualora l’accertamento relativo al primo periodo d’imposta scenda sotto soglia sintetica.
Il fatto
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Liguria, con la quale è stata riformata la decisione di primo grado, che aveva solo parzialmente accolto il ricorso del contribuente (rideterminando il reddito netto in misura inferiore a quello sinteticamente accertato dall’Ufficio erariale).
In particolare, “i giudici d’appello, nell’accogliere il gravame del contribuente, annullando integralmente l’atto impositivo, hanno sostenuto, da un lato, che, per effetto di una sentenza della C.T.P. di Savona, resa nel giudizio di impugnazione dell’avviso di accertamento emesso quanto all’anno d’imposta 2007, con la quale il maggior reddito accertato dall’Ufficio era stato ‘abbattuto’ ad € 30.000,00 (a fronte di € 24.269,00 dichiarati), era venuto meno il presupposto del doppio scostamento di oltre il 25% tra reddito dichiarato e reddito netto sinteticamente accertato e, dall’altro lato, che gli elementi indicatori di capacità contributiva esposti dall’Ufficio (un appartamento ad uso abitazione principale ed un’autovettura acquistata nel 2007, con un finanziamento bancario per € 60.000,00) erano tali da fare ritenere ‘Il reddito presunto … esente, in relazione all’alloggio per natura dello stesso e per la vettura perché alimentato da indebitamento’”.
La sentenza
La Corte prende le mosse dal vecchio dettato normativo di cui all’art. 38 del D.P.R. n. 600 del 1973, secondo cui quando il reddito determinato sinteticamente si discosta da quello dichiarato per almeno due annualità, l’ufficio può procedere all’accertamento, utilizzando gli indici previsti, a condizione che il reddito così determinato sia superiore di almeno un quarto a quello dichiarato.
Osserva la Corte che nel caso di specie, la C.T.R., erroneamente, “ha ritenuto sufficiente a fare venire meno il presupposto dell’accertamento sintetico, da un lato, una pronuncia di merito, neppure passata in giudicato, emessa per l’annualità precedente del 2007 (comportante una riduzione del maggior reddito accertato, che avrebbe fatto di per sé venire meno il presupposto dello scostamento per almeno due annualità), e, dall’altro lato, la stessa natura di uno dei beni-indice (individuati dai decreti ministeriali attuativi della normativa), un appartamento adibito ad abitazione principale, oltre il fatto, genericamente illustrato, che l’acquisto dell’autovettura, del valore di €. 60,000,00, era stato “alimentato da indebitamento”.
Nota
Se in questi giorni l’attenzione degli operatori è concentrata sul nuovo redditometro, tuttavia, sul versante giurisprudenziale continua ad essere sotto osservazione anche e soprattutto il vecchio redditometro.
Il fondamento normativo di tale tipologia di accertamento si rinveniva nell’art. 38, c. 4, del D.P.R. n. 600/1973, che consentiva all’ufficio finanziario, in base ad elementi e circostanze di fatto certi ed indipendentemente da una previa rettifica analitica, di determinare sinteticamente il reddito complessivo netto delle persone fisiche, tutte le volte che tale reddito accertabile si discosta per almeno un quarto da quello dichiarato e tale situazione permane per due o più periodi d’imposta.
Con l’accertamento sintetico, da un fatto noto (ad esempio: il possesso di determinati beni) si risale a quello ignoto (sussistenza di un reddito compatibile).
La presunzione genera, peraltro, l’inversione dell’onere della prova, trasferendo al contribuente l’impegno di dimostrare che il dato di fatto sul quale essa …

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