IRAP: chiariamo in quali casi non è dovuta dal professionista

di Enzo Di Giacomo

Pubblicato il 16 luglio 2016

ai fini IRAP il lavoro autonomo deve essere tassato solo se organizzato in forma sostanzialmente imprenditoriale

adereddiIl soggetto passivo dell’Irap è il professionista-imprenditore e non il professionista semplice, attesa la prevalenza del requisito dell’autonoma organizzazione in cui l’attività viene svolta.

Il principio è contenuto nella sent. 22 giugno 2016 emessa dalla CTR Lombardia (Sez. XIII) da cui emerge che il lavoro autonomo deve essere tassato solo se organizzato in forma sostanzialmente imprenditoriale, meglio se l’attività è svolta in forma societaria e con le caratteristiche dell’associazione.

Natura del tributo

L’Irap è stata istituita con il D.Lgs. n. 446/1997 ed è un tributo di natura reale che colpisce la ricchezza in quanto tale, senza tener conto delle condizioni personali del contribuente.

Il presupposto del tributo, quindi, è l’esercizio abituale di un’attività organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi (art. 2 D. Lgs n. 446/1997, come modificato dal D. Lgs n. 137/1998).

I lavoratori autonomi o imprenditori sono tenuti, quindi, a versare l’Irap qualora svolgono l’attività mediante una “organizzazione autonoma”, che sussiste solo ove il contribuente impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio della stessa in assenza di organizzazione oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui, sostenendo i relativi costi. L’autonoma organizzazione deve essere valutata dal giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità e sussiste quando il contribuente è il responsabile dell’organizzazione e non sia inserito in strutture organizzative riferibili ad altri, impieghi b