Storia del raddoppio dei termini di accertamento

Pubblicato il 20 aprile 2016

il raddoppio dei termini di accertamento dovrebbe essere un istituto destinato all'estinzione: vediamo come è nato, quali sviluppi ha avuto e le modalità in cui ne è prevista la cessazione

Come noto, il procedimento amministrativo di accertamento tributario in materia di imposte sui redditi ed imposte sul valore aggiunto, a pena di decadenza, deve concludersi nei termini di cui all’art. 43 del D.P.R. n. 600/1973 e all’art.57 del D.P.R. n. 633/1972.

Infatti, in ragione di quanto disposto dalle richiamate previsioni normative:

  • nella formulazione precedentemente alle modifiche apportate dalla Legge 28 dicembre 2015 n. 208 (Legge di Stabilità 2016 - art. 1 commi da 130 a 132) – l’avviso di accertamento, in riferimento ai settori impositivi de quibus, deve essere notificato entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della relativa dichiarazione; nel caso di omissione dell’adempimento dell’obbligo dichiarativo, il potere di accertamento decade al trascorrere del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata;

  • per gli avvisi di accertamento relativi al periodo di imposta in corso alla data del 31 dicembre 2016 e ai periodi successivi, come previsto dalla citata Legge di Stabilità, l’avviso di accertamento deve essere notificato entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della relativa dichiarazione ovvero, in caso di dichiarazione omessa o nulla, entro il settimo anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata.

Le richiamate disposizioni, oggetto di recente modifica ed aventi il legittimo fine di determinare l’arco temporale massimo durante il quale la condotta fiscale del contribuente