La vexata quaestio sulla validità degli atti sottoscritti dai dirigenti decaduti

di Ignazio Buscema

Pubblicato il 7 ottobre 2015

è valido l’atto di appello proposto dall’Ufficio finanziario e sottoscritto da un funzionario preposto senza esibire la copia della delega speciale del Direttore?

 

Pronuncia

Con la sentenza n. 16436 del 5 agosto 2015, la sezione tributaria della Cassazione ha ribadito1, senza affrontare la vexata quaestio della validità degli atti sottoscritti dai dirigenti decaduti, la validità dell’appello proposto dall’Ufficio finanziario e sottoscritto da un funzionario preposto. L’iter logico giuridico adottato da tale pronuncia ha evidenziato i seguenti capisaldi.

  • Gli articoli 10 e 11 del Dlgs 546/1992 riconoscono la qualità di parte processuale e conferiscono la capacità di stare in giudizio all’ufficio del ministero delle Finanze (ora agenzia delle Entrate) nei confronti è presentato il ricorso, “organicamente rappresentato dal direttore o da altra persona preposta al reparto competente, da intendersi con ciò stesso delegata in via generale a sostituire il direttore nelle specifiche competenze, senza necessità di speciale procura2.

  • Se non viene contestata la provenienza l’atto d’appello si deve ritenere ammissibile “finché non sia eccepita e provata la non appartenenza del sottoscrittore all’ufficio appellante o, comunque, l’usurpazione del potere di impugnare la sentenza di primo grado, dovendosi altrimenti presumere che l’atto provenga dall’ufficio e ne esprima la volontà”.

  • Se la norma attribuisce all’ufficio la rappresentanza processuale dell’amministrazione, allora si deve validamente presumere che “l’atto d’appello rappresenti ed esprima la volontà dell’ufficio quando, come nella specie, sia firmato da un funzionario dell’ufficio provvisto di delega generale non solo indirettamente ricavabile dalla preposizione allo specifico settore, bensì anche implicitamente riconosciuta (in quanto presupposta) dallo stesso dirigente dell’ufficio locale dell’agenzia delle Entrate”. Quindi l’ammissibilità dell’atto non richiedeva l’esibizione della delega al funzionario.

  • In definitiva, sussiste la prevalenza della volontà dell’ufficio, salvo appunto non sia provata la non appartenenza del funzionario all’ufficio o l’usurp