I nuovi limiti previsti per il pignoramento e la cessione della retribuzione e del TFR

Pubblicato il 20 ottobre 2015

il recente decreto sulle procedure fallimentari ed esecutive ha introdotto nuovi limiti e nuove regole per il pignoramento della retribuzione (pensioni e stipendi): una prima analisi delle novità

 

Con l’entrata in vigore del D.L. n. 83/2015 convertito nella L. n. 132/2015, norma recante misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile, sono stati introdotti nuovi limiti e nuove regole per il pignoramento della pensione e dello stipendio, attraverso la modifica degli articoli del Codice di Procedura Civile che lo regolano.

Di seguito, dunque, faremo il punto della situazione sotto l'aspetto normativo, con particolare riferimento al pignoramento delle retribuzioni, nonché nel caso di concorso tra il pignoramento e le cessioni dello stipendio, alla luce delle novità recentemente introdotte.


PIGNORAMENTO: OBBLIGHI PER IL DATORE DI LAVORO E DETERMINAZIONE DELL’IMPORTO DA TRATTENERE

L’azienda datrice di lavoro alla quale venga notificato un atto di pignoramento è tenuta al rispetto di alcuni adempimento nonchè dei limiti di pignorabilità previsti dalla legge, questo in quanto, dal giorno in cui viene notificato l’atto di pignoramento, è soggetta agli obblighi che la legge impone al custode, ai sensi dell’art. 546 c.p.c.

Per quanto concerne il pignoramento, come disciplinato dall’art. 545 c.p.c., le somme dovute da privati a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento (per esempio l’indennità sostitutiva del preavviso), possono essere pignorate nel rispetto dei seguenti limiti:

  • nella misura autorizzata dal presidente del tribunale o dal giudice delegato per crediti alimentari;

  • nella misura di 1/5 per i tributi dovuti allo Stato, alle province ed ai comuni (mentre per la pignorabilità da parte dell’agente della riscossione sono previste