Il raddoppio dei termini di accertamento in attesa della delega fiscale

Con lo schema di decreto legislativo approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri (A.G. n. 163, recante disposizioni sulla certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente) il Legislatore sta dando attuazione ai principi della legge delega (art. 8, c. 2, della L. n. 23 dell’11 marzo 2014).

L’ISITUTO DEL RADDOPPIO DEI TERMINI
L’art. 37, cc. 24 e 25, del D.L. n. 223/2006, convertito in Legge n. 248/2006, ha aggiunto, all’art. 43 del D.P.R. n. 600/1973 e 57 del D.P.R. n. 633/72, dopo il secondo comma, il seguente periodo: “In caso di violazione che comporta obbligo di denuncia ai sensi dell’articolo 331 del codice di procedura penale per uno dei reati previsti dal decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, i termini di cui ai commi precedenti sono raddoppiati relativamente al periodo di imposta in cui è stata commessa la violazione“.
L’intervento legislativo era finalizzato a garantire all’A.F. l’utilizzabilità degli elementi istruttori penali che emergano nel corso delle indagini condotte dall’autorità giudiziaria per un periodo di tempo più ampio rispetto a quello previsto ordinariamente per l’accertamento e detto ampliamento opera a prescindere dalle successive vicende del giudizio penale che consegua alla denuncia, atteso che la norma collega l’ampliamento dei termini per l’accertamento alla mera sussistenza dell’obbligo di denuncia della violazione ai sensi dell’art. 331 del C.p.p..
Sul punto è intervenuta la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 247 del 25 luglio 2011 (ud. del 20 luglio 2011), affermando, in sintesi, che:

il raddoppio dei termini consegue “dal mero riscontro di fatti comportanti l’obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall’effettiva presentazione della denuncia o dall’inizio dell’azione penale.

i termini raddoppiati di accertamento non costituiscono una “proroga” di quelli ordinari, in quanto anch’essi sono “termini fissati direttamente dalla legge, operanti automaticamente”, nei casi in sussista l’obbligo di denuncia penale;

è del tutto irrilevante che detto obbligo “possa insorgere anche dopo il decorso del termine ‘breve’ o possa non essere adempiuto entro tale termine. Ciò che rileva è solo la sussistenza dell’obbligo, perché essa soltanto connota, sin dall’origine, la fattispecie di illecito tributario alla quale è connessa l’applicabilità dei termini raddoppiati di accertamento”.

LA DELEGA FISCALE
L’art.8, c. 2, della Legge 11 marzo 2014, n. 23, pubblicata nella G.U. n. 59 del 12 marzo 2014, ed entrata in vigore il 27 marzo 2014 (norma che ha delegato il Governo ad adottare, “entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, decreti legislativi recanti la revisione del sistema fiscale”), ha fornito i criteri di revisione dell’istituto: “Il Governo è delegato altresì a definire, con i decreti legislativi di cui all’articolo 1, la portata applicativa della disciplina del raddoppio dei termini, prevedendo che tale raddoppio si verifichi soltanto in presenza di effettivo invio della denuncia, ai sensi dell’articolo 331 del codice di procedura penale, effettuato entro un termine correlato allo scadere del termine ordinario di decadenza, fatti comunque salvi gli effetti degli atti di controllo già notificati alla data di entrata in vigore dei decreti legislativi“.
La legge delega, nel solco delle sentenze di merito che hanno stigmatizzato l’eventuale uso improprio della norma, ha ancorato l’effettività del raddoppio dei termini all’invio formale della notizia di reato ai sensi dell’art. 331 del C.p.p., da effettuare entro un termine correlato all’ordinario termine di decadenza, facendo comunque salvi gli effetti degli atti di …

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