La mancata esibizione documentale è rilevabile d'ufficio

Con la sentenza n. 7232 del 10 aprile 2015 (ud. 15 dicembre 2014) la Corte di Cassazione ha confermato che “i documenti prodotti dal contribuente nel giudizio tributario in cui si controverta sull’IVA, dei quali abbia in precedenza rifiutato l’esibizione all’amministrazione finanziaria, non possono essere presi in considerazione ai fini del decidere, anche in assenza di una eccezione in tal senso dell’amministratore resistente”. Il citato precedente (Cass. n. 13511/08) a cui si è successivamente adeguata la giurisprudenza della Corte (7269/09; 7270/09; 28271/13) rileva che il dettato normativo (art. 52, c. 5, D.P.R. n. 633/72) è operabile “anche in assenza di corrispondente tempestiva eccezione da parte dell’Ufficio, giacchè la perentorietà della formulazione della norma ….. induce ad escludere che la sancita preclusione sia rilevabile solo ad iniziativa di parte”.
Dunque, per la Corte, “erra manifestamente la CTR nell’escludere l’ammissibilità dell’eccezione erariale circa l’inutilizzabilità in sede contenziosa dei documenti non esibiti in fase istruttoria, limitandosi essa a dare applicazione solo alla prima parte del D.Lgs. n. 546, art. 57, comma 2, (‘non possono proporsi nuove eccezioni’) e senza curarsi di verificare se, in relazione alla natura dell’eccezione, nella specie potesse o meno applicarsi anche la seconda parte della norma richiamata (“che non siano rilevabili anche d’ufficio”)”.
 
Brevi note giurisprudenziali
La disposizione dettata dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 52, c. 5 (richiamato dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 33, c. 1), prevede che “i libri, registri, scritture e documenti di cui è rifiutata l’esibizione” (“per rifiuto di esibizione si intendono anche la dichiarazione di non possedere i libri, registri, documenti e scritture e la sottrazione di essi alla ispezione”) “non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente ai fini dell’accertamento in sede amministrativa o contenziosa”.
Sul punto, vanno registrate una serie di pronunce della Corte di Cassazione che hanno circoscritto il perimetro della norma, fissando importanti principi.

Con la sentenza n. 9127 del 1° febbraio 2006, dep. il 19 aprile 2006, la Corte Suprema ha rilevato che nel caso di specie vi è stata “un’attività di ricerca della documentazione da parte dell’Amministrazione ed un rifiuto da parte del contribuente (rifiuto cui è equiparata la dichiarazione di non possedere i documenti, o la sottrazione dolosa di essi al controllo). Ed è ovvio come simile procedura di richiesta o ricerca da parte dell’Amministrazione e di rifiuto (o occultamento) da parte del contribuente sia in concreto concepibile quasi esclusivamente in riferimento ai documenti di cui è obbligatoria la tenuta. In altre parole, la limitazione alla possibilità della prova è collegata ad uno specifico comportamento del contribuente, che si sottrae alla prova stessa, e dunque fornisce validi elementi per dubitare della genuinità di documenti che abbiano a riaffiorare nel corso del giudizio. Ciò costituisce una giustificazione ragionevole della loro inutilizzabilità; del resto temperata dalla possibilità riconosciuta al contribuente di dimostrare la non volontarietà della sottrazione originaria della documentazione (così come affermato da Cass. 28 gennaio 2002, n. 1030)”.

Con la sentenza n. 22765 del 28 ottobre 2009 (ud. del 5 giugno 2009) la Corte di Cassazione ha confermato il principio secondo il quale il divieto di utilizzo di documenti non esibiti in sede di accesso, ispezione, verifica o esplicita richiesta da parte dell’Amministrazione finanziaria è subordinato al rifiuto a seguito di specifica domanda dei soggetti accertatori riferita a specifica documentazione. Sebbene integrino la fattispecie sia il rifiuto dell&…

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