Il termine di prescrizione dei crediti erariali

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24322 del 14 novembre 2014, ha esaminato il caso di asserite violazioni di norme di diritto (precisamente quelli di cui agli artt. 1310, 2962, 2964, 2697, 2948 e 1309 c.c.; D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25) in una decisione resa dalla Ctr Piemonte all’ interno di un giudizio di merito rivelatosi favorevole all’ Amministrazione finanziaria; più specificamente, il giudice di ultima istanza ha affrontato la problematica della questione applicativa della prescrizione dei crediti erariali per effetto dello spirare del termine di legge che la stessa parte contribuente (erroneamente) intendeva individuare in quello quinquennale previsto dall’art. 2948 c.c., per le prestazioni periodiche.

 

La Suprema Corte, a proposito di tale eccezione, ha espressamente osservato “che il credito erariale per la riscossione dell’imposta è soggetto non già al termine di prescrizione quinquennale previsto dall’art. 2948, n. 4, cod. civ. – “per tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi” – bensì all’ ordinario termine di prescrizione decennale di cui all’art. 2946 c.c., in quanto la prestazione tributaria, attesa l’autonomia dei singoli periodi d’imposta e delle relative obbligazioni, non può considerarsi una prestazione periodica, derivando il debito, anno per anno, da una nuova ed autonoma vantazione in ordine alla sussistenza dei presupposti impositivi (Sez. 5, Sentenza n. 2941 del 09/02/2007, Rv. 596843)”.

Detta conclusione (affermando l’incidenza del termine di prescrizione decennale per effetto della natura erariale del credito, fermo restando l’obbligo di rispettare però termine di notificazione della cartella ex art. 25 D.P.R. n. 602/1973) ha svilito espressamente il teorema spesso manifestato dalla parte contribuente sulla sostanziale equipollenza (in tema di prescrizione del credito, vantato da un ente impositore, a fronte di una prestazione periodica) tra tributo erariale e tributo locale (quale, ad esempio, la tassa per lo smaltimento rifiuti, per l’occupazione di suolo pubblico, per concessione di passo carrabile e contributi di bonifica…), ove l’eventuale affermazione di tale tesi avrebbe comportato il corollario della necessità, in capo all’Agente della Riscossione, di procedere esecutivamente entro quel termine quinquennale ex art. 2948 c.c., solo raramente ritenuto valevole da talune commissioni di merito anche per i tributi erariali (cfr. Ctp Reggio Calabria, Sez. VII, Sent., 28 maggio 2014, n. 2634) e talvolta arricchito dall’indicazione del fatto che rileverebbe, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 26, c. 4, la circostanza che il concessionario ha l’obbligo di conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione della avvenuta notifica o l’avviso del ricevimento.

 

Rimarcando la valenza della prescrizione decennale dei tributi erariali, in via indiretta (ma sicuramente inequivoca) i giudici di piazza Cavour hanno smentito anche quanto assunto da un altro teorema difensivo, secondo il quale il termine decennale assume rilevanza solo a seguito di passaggio in giudicato di una sentenza; infatti, il caso di specie, spunto per il giudizio della Corte nell’arresto qui scrutinato, non riguardava la riscossione susseguente ad un giudicato su lite tributaria ma la legittimità del recupero, nei confronti di un socio di società di persone , di crediti erariali derivanti da imposte non versate dall’ente, estintosi mediante cancellazione dal Registro delle Imprese .

Deve essere precisato altresì che la decisione n. 24322/2014 della Cassazione non è innovativa , stante il fatto che in essa vengono sinteticamente richiamati principi già espressi, nella decisione n.4283/2010, dal medesimo organo giudicante.

In quella occasione, la Corte di Cassazione infatti :

  • affermava che “là dove il corrispettivo contrattuale sia solo apparentemente periodico nel senso che consiste in una prestazione unitaria, pur eseguibile nel…

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