La mancata sottoscrizione in originale della copia del ricorso determina l'inammissibilità del ricorso?

Principio
E’ ammissibile il ricorso proposto dal contribuente per mancanza di sottoscrizione dell’esemplare inviato all’ufficio.
La parte resistente che riceva un ricorso, ancorché non firmato, contro un proprio provvedimento è comunque in condizione di cominciare a predisporre le proprie difese, salvo stabilire se costituirsi o meno in giudizio dopo aver verificato la sussistenza della sottoscrizione sulla copia conforme che il contribuente depositi nella segreteria del giudice adito nel termine di cui all’art. 22 D.Lgs. 546/92. Spetta al giudice di merito tributario la previa verifica della presenza della sottoscrizione sull’atto depositato nella sua segreteria (copia conforme) e della conformità tra quest’ultimo e la copia consegnata o spedita per posta all’Ufficio. Tale assunto è stato statuito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 24461 del 17 novembre 2014.

Capisaldi
L’iter logico-giuridico adottato da tale pronuncia ha evidenziato i seguenti capisaldi.

Le previsioni di inammissibilità, proprio per il loro rigore sanzionatone, devono essere interpretate in senso restrittivo, limitandone cioè l’operatività ai soli casi nei quali il rigore estremo (extrema ratio) è davvero giustificato; ciò anche tenendo presente l’insegnamento fornito dalla Corte costituzionale, con particolare riguardo al processo tributario, secondo il quale le disposizioni processuali tributarie devono essere lette in armonia con i valori della “tutela delle parti in posizione di parità, evitando irragionevoli sanzioni di inammissibilità”.

La chiave di volta dell’intero regime delle inammissibilità del ricorso introduttivo del giudizio tributario va individuato nel quinto comma dell’art. 22 D.Lgs. 546/92 (“ove sorgano contestazioni il giudice tributario ordina l’esibizione degli originali degli alti e dei documenti di cui ai precedenti commi”), il quale stabilisce una sorta di possibile causa di esclusione della sanzione dell’inammissibilità (da intendersi, come si è detto, quale vera e propria extrema ratio) quando vi sia modo di accertare la sostanziale regolarità dell’atto e l’osservanza delle regole processuali fondamentali.

In particolare, con riferimento alla previsione di cui all’art. 22, c. 1, D.Lgs. n. 546 del 1992, riguardante la menzionata attività di consegna del ricorso in originale all’Ufficio finanziario e di deposito della copia, attestata come conforme dalla parte, presso la segreteria della Commissione, non si può far discendere l’inammissibilità del ricorso introduttivo del giudizio dalla eventuale irregolarità che abbia avuto ad oggetto tale procedura e, in ipotesi, sia consistita nel rovesciamento dell’ordine procedimentale fissato dalla legge, con la consegna della copia (anziché dell’originale) all’Ufficio e il deposito dell’originale (anziché della copia conforme) presso l’organo giurisdizionale. Deve escludersi che il ricorso introduttivo possa considerarsi inammissibile per il solo fatto che all’Ufficio sia stata consegnata una copia conforme del ricorso, e non l’originale, in quanto l’inammissibilità discende solo dalla difformità (eventualmente riscontrata da parte del giudice all’esito del l’esibizione degli originali disposta ai sensi del comma 5 dell’articolo 22 D.Lgs. 546/92) tra l’atto consegnato o spedito per posta all’ufficio e quello depositato nella segreteria della Commissione Tributaria.

La mancata sottoscrizione in originale, da parte del ricorrente o del suo difensore, della copia del ricorso depositata presso la segreteria del giudice tributario, non determina l’inammissibilità del ricorso, ma una mera irregolarità, atteso che l’art. 22, c. 3, D.Lgs. n. 546 del 1992 richiede unicamente che la parte, o …

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