Riscossione: le nuove regole per l pignoramenti presso terzi, una guida alla fase processuale

 
Il “vecchio” procedimento, ordinario, di pignoramento presso terzi
Il pignoramento c.d. “esattoriale” , ex art. 72-bis d.p.r. n. 602/73, è un procedimento speciale rimesso, quanto alla sua esperibilità all’Agente della Riscossione.
 
Questo non impedisce, sia nei casi in cui il suindicato mezzo sia stato esercitato infruttuosamente sia nei casi in cui esso non sia stato avviato, il ricorso, da parte dello stesso Agente della Riscossione, al procedimento di pignoramento mobiliare presso terzi disciplinato dal codice di procedura civile, esso percorribile da qualunque creditore individuante crediti del proprio debitore nei confronti di altri soggetti.
 
Prima della emanazione della legge di stabilità 2013, il citato art. 72-bis d.p.r. n.602/73 – non sussistendo alcuna pregiudizialità di tipo giuridico – era nella pratica anteposto all’espropriazione dei crediti presso terzi, ex art. 513 c.p.c. e seguenti , che (a sua volta) si sviluppava, nei suoi tratti essenziali, attraverso:
a) la notifica al debitore e al terzo dell’atto di pignoramento munito dei requisiti di forma-contenuto previsti dall’art.543 c.p.c. e contestuale citazione a comparire in udienza innanzi il Giudice dell’ Esecuzione, quest’ultimo individuato secondo le regole descritte all’art.26 c.p.c.;
b) la dichiarazione di quantità resa dal terzo pignorato che, se positiva perfezionava il pignoramento del credito (secondo una fattispecie a formazione progressiva), se negativa, mancante o contestata, generava, su istanza ad hoc del creditore procedente a pena di estinzione della esecuzione, l’apertura di un giudizio a cognizione piena ed esauriente per l’accertamento dell’obbligo del terzo, costituente modalità alternativa per il perfezionamento del pignoramento;
c) l’emissione, ad opera del Giudice ed a seguito di istanza della parte creditrice, di un’ordinanza di vendita oppure, più frequentemente, di assegnazione del credito, quale provvedimento costituente (per quest’ultimo caso) l’atto giurisdizionale conclusivo del procedimento, traducibile in una cessio pro solvendo della titolarità del credito dal debitore esecutato alla parte assegnataria1.
 
Il nuovo procedimento di pignoramento presso terzi ordinario
All’interno di tale assetto, la Legge di stabilità 2013, come anticipato, ha segnato rilevanti modifiche.
L’intervento del legislatore ha riguardato , più precisamente, gli artt. 543, c. 2, 547, c. 1, nonché gli artt. 548, e 549 c.p.c.; le prime due disposizioni sono state incise dalla possibilità di comunicazione del terzo tramite la posta elettronica certificata (PEC), equipollente a quella effettuata tramite raccomandata.
Tale riforma ha seguito quella apportata con L. n. 221 del 2012 che ha impresso notevole accelerazione al processo di telematizzazione della giustizia civile, attraverso l’utilizzo della PEC, ossia il sistema che consente di inviare e-mail aventi valore legale equiparato a quello della raccomandata con ricevuta di ritorno, ai sensi del D.P.R. n. 68/2005, ed in grado di garantire la certezza del contenuto, non rendendo tale sistema possibili modifiche al messaggio o agli eventuali allegati. La posta elettronica certificata, in virtù di tali caratteristiche, garantisce l’opponibilità a terzi del messaggio in caso di eventuale contenzioso
A parte la descritta novità, nulla cambia con riferimento alle situazioni in cui la dichiarazione può essere resa solo all’udienza e quella in cui è possibile a mezzo posta, sia essa cartacea o telematica.
Appare però opportuno, almeno in ragione di una migliore ampiezza espositiva, ripercorrere brevemente la attuale forma del pignoramento di crediti o cose presso il terzo ex art. 543 c.p.c.; esso avviene mediante atto, notificato personalmente al terzo e al …

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