Decreto del Fare: le agevolazioni alle rateizzazioni dei debiti tributari

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 28 settembre 2013

il Decreto Fare ha apportato sensibili modifiche all’impianto normativo della rateizzazione del debito tributario, cercando di facilitare le rateizzazioni dei contribuenti che si trovano in difficoltà a pagare a causa degli effetti negativi della congiuntura economica

L’art. 52, del D.L. n.69 del 21 giugno 2013, cd. Decreto Fare, convertito, con modificazioni, in Legge n. 98 del 9 agosto 2013, ha apportato sensibili modifiche all’impianto normativo della rateizzazione del debito tributario.

In questo nostro intervento facciamo il punto della situazione, analizzando l’art. 19, del D.P.R. n. 602/73, norma che si occupa della rateizzazione, e le ripercussioni delle modifiche introdotte.

 

La rateizzazione del debito tributario

L’art. 19, del D.P.R. n. 602/73, è la norma che consente all’agente della riscossione, su richiesta del contribuente, di concedere, nelle ipotesi di temporanea situazione di obiettiva difficoltà dello stesso, la ripartizione del pagamento delle somme iscritte a ruolo fino ad un massimo di 72 rate mensili.

A sua volta, il comma 3, stabilisce che in caso di mancato pagamento della prima rata o, successivamente, di due rate:

A. il debitore decade automaticamente dal beneficio della rateazione;

B. l'intero importo iscritto a ruolo ancora dovuto è immediatamente ed automaticamente riscuotibile in unica soluzione;

C. il carico non può più essere rateizzato, salvo quanto ora stabilito dall'art. 2, c. 20, del D.L n. 225/2010. Infatti, il citato D.L. n.225/2010 convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, all'art. 2, c. 20, prevede che: "Le dilazioni concesse, fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, ai sensi dell'articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, interessate dal mancato pagamento della prima rata o, successivamente, di due rate, possono essere prorogate per un ulteriore periodo e fino a settantadue mesi a condizione che i