Professionisti ed IRAP: attenzione alle spese!

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 1 agosto 2013

è soggetto al versamento dell'IRAP il professionista che paga elevati costi di gestione relativi alla propria attività professionale, in particolar modo avvalendosi di collaboratori

Con la sentenza n. 15325 del 19 giugno 2013 (ud. 10 aprile 2013) la Corte di Cassazione si è occupata dell’assoggettamento o meno all’Irap di un consulente del lavoro, con ingenti costi.

 

IL PROCESSO

La CTR dell'Emilia Romagna (sezione distaccata di Parma), respingeva l'appello proposto dal contribuente, confermando la sentenza di primo grado che aveva rigettato il ricorso della contribuente avverso la cartella di pagamento relativa ad IRAP per l'anno di imposta 2001.

I Giudici territoriali, sulla base del fatto che il contribuente aveva esercitato l'attività di consulente del lavoro con impiego di personale dipendente (per un costo di £ 60.000.000), con ausilio di collaboratori esterni (per un costo di £ 43.000.000) e con altri costi (per importo di £ 156.000.000), a fronte di ricavi dichiarati per £ 252.000.000, accertavano che il reddito non poteva essere imputato unicamente al lavoro personale ma anche alla presenza di un'autonoma struttura organizzativa.

 

Il pensiero della Corte

In tema di IRAP l'esercizio per professione abituale, ancorchè non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diversa dall'impresa commerciale costituisce, secondo l'interpretazione costituzionalmente orientata fornita dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 156 del 2001, presupposto dell'imposta soltanto qualora si tratti di attività autonomamente organizzata. Il requisito dell'autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente che eserciti attività di lavoro autonomo: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell'organizzazione, e non sia quindi inserito in strutt