Antiriciclaggio: check list per le verifiche negli studi professionali

di Vincenzo D'Andò

Pubblicato il 11 giugno 2013

la normativa antiriciclaggio impone ai professionisti l’adozione di una serie di stringenti misure preventive: l'adeguata verifica della clientela, la segnalazione delle operazioni sospette, la conservazione dei dati, la formazione di dipendenti e collaboratori...

La normativa antiriciclaggio di cui al D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231 impone ai professionisti l’adozione di una serie di stringenti misure preventive al fine di contrastare i fenomeni del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.

A tal fine, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili ha predisposto un apposito documento (n. 19 di maggio 2013) sull’antiriciclaggio: Check list per la verifica dell’adozione delle misure di legge negli studi professionali.

Peraltro, la disciplina sull’antiriciclaggio impone una serie di adempimenti formali riguardanti l’organizzazione dello studio. Il professionista, infatti, dovrà innanzi tutto stabilire se la prestazione richiesta dal cliente rientra o meno tra quelle soggette al monitoraggio e, in caso affermativo, ottemperare agli obblighi di legge definendo idonee procedure interne.

 

 

 

 

Obblighi di adeguata verifica della clientela

Con la previsione degli obblighi di adeguata verifica della clientela (artt. 16 e ss. D.Lgs. 231/2007), il tipo di approfondimento richiesto ai professionisti va ben oltre il mero accertamento dell’identità del soggetto che richiede la prestazione, essendo piuttosto finalizzato ad una approfondita conoscenza e al continuo monitoraggio del relativo rapporto.

L’obbligo di una piena collaborazione gravante sul professionista si amplia fino al punto di richiedere a quest’ultimo lo svolgimento di una costante attività di valutazione del rischio associato a ciascun tipo di cliente (c.d. approccio basato sul rischio).

La nuova disciplina, infatti, richiede al professionista di effettuare una valutazione del rischio fin dal momento in cui riceve l’incarico e impone addirittura un obbligo di astensione dal compimento della prestazione nel caso in cui i risultati di detta valutazione sconsiglino in assoluto l’instaurarsi del rapporto professionale.

Ai fini del riscontro inerente al corretto adempimento dell’obbligo di adeguata verifica della clientela (ordinaria, semplificata o rafforzata), le istruzioni contenute nell’allegato alla circolare della GdF n. 83607/2012 prevedono che l’unità operativa preposta al controllo debba selezionare un campione di operazioni e/o prestazioni professionali potenzialmente soggette all’assolvimento dello stesso.

A tal fine si rende necessaria l’acquisizione di un elenco anagrafico dei clienti, delle operazioni e delle prestazioni professionali distinte per rilevanza di importi e, per gli studi di piccole dimensioni, dei fascicoli della clientela.

Il campione è individuato con riferimento a quegli indicatori che l’art. 20 del D.Lgs. 231/2007 individua ai fini di una corretta valutazione del rischio legato a ciascuna operazione e a ciascun cliente.

Per cui rientrano nel campione oggetto di analisi le prestazioni professionali riconducibili a nominativi di clienti:

- Maggiormente ricorrenti nell’attività propria del professionista ispezionato;

- non residenti o non operanti nella zona di competenza del professionista;

- che hanno richiesto l’esecuzione di operazioni o di prestazioni professionali di importo significativo;

- che ricorrono frequentemente all’uso del contante, a libretti di deposito al portatore, a valuta estera e all’oro;

- che eseguono conferimenti o apporti di capitale in società per importi palesemente sproporzionati rispetto a quelli di mercato;

- nei confronti dei quali siano state rese prestazioni professionali aventi ad oggetto finanza strutturata a rilevanza transnazionale, avendo particolare riguardo alle operazioni con Paesi a fiscalità privilegiata o non rientranti tra i Paesi terzi equivalenti ai fini antiriciclaggio;

- che presentano precedenti penali, fiscali o di polizia, in particolare per reati a scopo di profitto;

- che presentano profili di incongruenza tra le operazioni poste in essere e la propria capacità reddituale e patrimoniale;

- catalogati quali P.E.P. (persone politicamente esposte) ai sensi dell’art. 1, comma 1, lett. o), del D.Lgs. 231/2007;

- nei confronti dei quali sono state rese prestazioni professionali attinenti alla consulenza, organizzazione o gestione di società fiduciarie, trust o strutture analoghe.

Al fine di operare ulteriori incroci e riscontri, la GdF potrà esaminare gli strumenti informatici in uso presso lo studio e in particolare le e-mail e gli altri documenti acquisiti in sede di accesso.

Ciò, a parere del CNDCEC, desta tanta preoccupazione, soprattutto se si ricollega alla previsione di cui all’art. 36, comma 6, del D.Lgs. 231/2007, che consente l’utilizzabilità a fini fiscali, secondo le disposizioni vigenti, dei dati registrati in ossequio alle norme antiriciclaggio.

Riguardo la tempistica, la GdF sottolinea come il cliente ed il titolare effettivo debbano essere identificati prima del conferimento dell’incarico professionale o dell’esecuzione dell’operazione, mentre per la clientela già acquisita l’adeguata verifica si applica al primo contatto utile, fatta salva la valutazione del rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo che va operata in ogni momento, comportando in caso di rischio elevato la “immediata attualizzazione della verifica ordinaria del cliente”.

L’identificazione del titolare effettivo deve avvenire mediante un documento d’identità non scaduto al momento in cui l’obbligo è stato assolto.

Costituisce parte integrante della adeguata verifica assolta in modalità ordinaria anche l’acquisizione delle informazioni sullo scopo e la natura dell’operazione o della prestazione professionale.

In caso di identificazione effettuata senza la presenza fisica del cliente, il professionista ne dovrà accertare l’ident