Atto di appello: è l’Ufficio che sta in giudizio

di Francesco Buetto

Pubblicato il 8 marzo 2013

l'illeggibilità della firma dell'atto dell'Amministrazione, se non contestata dal contribuente, non provoca la nullità dell'atto, se l'atto proviene dall'ufficio competente a stare in giudizio

Qualora il contribuente non contesti la provenienza dell’atto d’appello dall’ufficio competente, questo deve ritenersi valido, pur se presenta la firma illeggibile di un funzionario che sottoscrive in luogo del direttore titolare, fintanto che non sia eccepita e provata la non appartenenza del funzionario sottoscrittore all’ufficio appellante o, comunque, l’usurpazione del potere di appellare.

Sono queste, in estrema sintesi, le conclusioni cui è giunta la Corte di Cassazione con l’ordinanza n.1949 del 29 gennaio 2013.

 

La sentenza

Seguendo il precedente consolidato orientamento (per tutte Cass. Sez. 5, Sentenza n. 874 del 15/01/2009), la Suprema Corte ha ribadito che “in tema di contenzioso tributano, gli artt. 10 e 11, comma 2, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, riconoscono la qualità di parte processuale e conferiscono la capacità di stare in giudizio all’ufficio del Ministero delle finanze (oggi ufficio locale dell’Agenzia delle entrate) nei cui confronti è proposto il ricorso, organicamente rappresentato dal direttore o da altra persona preposta al reparto competente, da intendersi con ciò stesso delegata in via generale a sostituire il direttore nelle specifiche competenze, senza necessità di speciale procura; ne discende che, nel caso in cui non sia contestata la provenienza dell’atto d’appello dall’ufficio competente, questo deve ritenersi ammissibile, ancorché recante in calce la firma illeggibile di un funzionario che sottoscrive in luogo del direttore titolare, finché non sia eccepita e provata la non appartenenza del sottoscrittore all’ufficio appellante o, comunque, l’usur