Atto di appello: è l'Ufficio che sta in giudizio

Qualora il contribuente non contesti la provenienza dell’atto d’appello dall’ufficio competente, questo deve ritenersi valido, pur se presenta la firma illeggibile di un funzionario che sottoscrive in luogo del direttore titolare, fintanto che non sia eccepita e provata la non appartenenza del funzionario sottoscrittore all’ufficio appellante o, comunque, l’usurpazione del potere di appellare.
Sono queste, in estrema sintesi, le conclusioni cui è giunta la Corte di Cassazione con l’ordinanza n.1949 del 29 gennaio 2013.
 
La sentenza
Seguendo il precedente consolidato orientamento (per tutte Cass. Sez. 5, Sentenza n. 874 del 15/01/2009), la Suprema Corte ha ribadito che “in tema di contenzioso tributano, gli artt. 10 e 11, comma 2, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, riconoscono la qualità di parte processuale e conferiscono la capacità di stare in giudizio all’ufficio del Ministero delle finanze (oggi ufficio locale dell’Agenzia delle entrate) nei cui confronti è proposto il ricorso, organicamente rappresentato dal direttore o da altra persona preposta al reparto competente, da intendersi con ciò stesso delegata in via generale a sostituire il direttore nelle specifiche competenze, senza necessità di speciale procura; ne discende che, nel caso in cui non sia contestata la provenienza dell’atto d’appello dall’ufficio competente, questo deve ritenersi ammissibile, ancorché recante in calce la firma illeggibile di un funzionario che sottoscrive in luogo del direttore titolare, finché non sia eccepita e provata la non appartenenza del sottoscrittore all’ufficio appellante o, comunque, l’usurpazione del potere d’impugnare la sentenza di primo grado, dovendosi altrimenti presumere che l’atto provenga dall’ufficio e ne esprima la volontà”.
 
Brevi note
Il giudice non può, in assenza di specifica contestazione del contribuente appellato, sindacare (anche nel caso in cui essa rechi una sottoscrizione illeggibile) la riferibilità di tale autorizzazione all’organo competente, dovendo presumersi, fino a prova contraria, la sussistenza del relativo potere in capo al funzionario che l’abbia rilasciata.
Ciò in quanto l’illeggibilità/illegittimità della sottoscrizione non comporta la nullità del documento essendo, comunque, consentita la possibilità dell’identificazione del soggetto indicato come autore dell’atto e l’individuazione della provenienza dall’organo cui è attribuita la competenza.
A queste conclusioni era già giunta la Corte di Cassazione, nella sentenza n. 9600 del 13 marzo 2007, depositata il successivo 23 aprile 2007, con la quale, richiamando una precedente sentenza (n. 18878/2004) ha affermato che “non può il giudice, in assenza di specifica contestazione del contribuente (appellato), ed anche se l’atto è sottoscritto con sgorbio illeggibile, sindacarne la riferibilità all’organo competente al rilascio, dovendosi presumere, in tale assenza, e fino a prova del contrario in caso di contestazione (Cass. 6 giugno 2002, n. 8166), la sussistenza del relativo potere in capo al funzionario che l’ha rilasciata. Ciò senza contare infine che è da escludere l’invalidità della sigla non leggibile apposta in calce a un documento che rechi, come nella specie, l’indicazione della qualifica del funzionario competente a emanarlo, poiché tale modalità, consentendo in caso di necessità l’identificazione del soggetto indicato come autore dell’atto, quindi l’individuazione della provenienza dall’organo cui è attribuita la competenza, è da considerare equipollente alla firma per esteso (vd., in tema di atti amministrativi informatici, Cass. 15 ottobre 2003, n. 15448)”.
Sul tema, giova segnalare ulteriori …

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