Nuovo redditometro e incrementi patrimoniali

di Carlo Nocera

Pubblicato il 4 febbraio 2013

uno dei punti più critici del nuovo redditometro è la gestione dei cosiddetti incrementi patrimoniali realizzati dal contribuente per i quali non viene più considerata una spalmatura automatica su cinque periodi d'imposta come nel vecchio redditometro

La vicenda che caratterizza l’assenza nel nuovo redditometro della previsione circa la “spalmatura” dei cosiddetti “incrementi patrimoniali” è nota: il Legislatore non ha inteso replicare la previsione legale, ancorché relativa, che per lo strumento vigente sino alle modifiche apportate dal decreto legge n. 78/2010 di approvazione del nuovo accertamento sintetico sanciva la “spalmatura” dell’acquisto per il periodo d’imposta in cui la spesa era stata effettuata e per i quattro precedenti.

In altre parole, una spesa per incremento patrimoniale sostenuta nel 2008, poniamo di 100 mila euro, era suscettibile di determinare un’imputazione di reddito sinteticamente attribuibile al contribuente di 20 mila euro per ciascun anno dal 2008 sino, a ritroso, al 2004.

Il che potrebbe determinare, nel nuovo redditometro, come una spesa per incrementi patrimoniali possa anche essere imputata interamente nel periodo d’imposta in cui è stata sostenuta dal contribuente: con i risultati del caso che è facile immaginare per una presunzione che, non è superfluo ricordarlo, ricade necessariamente sull’Agenzia delle entrate.

L’assenza nel testo normativo del nuovo articolo 38 del Dpr n